Economia - pubblicata il 08 Luglio 2024
Fonte: Dott. Renato Chahinian
Come l’investimento di carattere sociale, anche quello rivolto al miglioramento dell’ambiente produce risultati positivi nel lungo termine e pertanto è conveniente, sia per lo sviluppo dell’impresa che per il rendimento futuro dell’investitore.
Mentre il tessuto imprenditoriale, anche a livello locale, è certamente convinto dei vantaggi economici che gradualmente apportano le iniziative di carattere sociale all’interno ed all’esterno dell’azienda, tanto è vero che queste vengono praticate diffusamente, minore sensibilità esiste nei confronti di quelle ambientali, soprattutto perché ancora si ritiene che l’adeguamento agli standard ecologici (oggi previsti in maniera sempre più rigorosa ed impegnativa) porterà al sostenimento di ingenti costi a breve con la difficoltà di un loro recupero anche a lontana scadenza.
Ciò non è vero, se la gestione di tali investimenti viene attuata con la dovuta efficienza ed efficacia, come avviene per le altre operazioni aziendali. Anzi, generalmente succede che i benefici futuri, a lungo andare, non solo supereranno i costi relativi, ma anche, con il trascorrere del tempo, daranno degli utili superiori a quelli attuali ed a quelli che si sarebbero formati in assenza degli stessi investimenti ambientali, soprattutto per la prospettiva di molti eventi sfavorevoli successivi al mancato adeguamento. Inoltre, va segnalata l’urgenza di simili interventi, in quanto il ritardo nel soddisfacimento dell’esigenza di tutelare l’ambiente in cui si opera comporterà in futuro maggiori costi di investimento ed il pericolo di ancor maggiori avversità da superare.
L’investimento ambientale e le sue caratteristiche
Come è intuitivo, ogni azienda, nell’ambito della sua attività, non deve degradare l’ambiente e pertanto in ogni settore e territorio bisogna fare in modo che la produzione (qualsiasi essa sia: agricola, industriale, o terziaria) venga regolarmente svolta rispettando gli obiettivi di sostenibilità ambientale, tra cui i più importanti sono legati all’energia pulita ed alla lotta al cambiamento climatico (rispettivamente obiettivi n. 7 e n. 13 dell’Agenda ONU 2030). Infatti, altri obiettivi (come la biodiversità e la disponibilità d’acqua per tutti) sono molto legati al buon esito dei primi due.
Per raggiungere tali traguardi, previsti entro il 2050 (ma possibilmente anche prima), occorre impegnarsi a:
Per realizzare tutto questo, occorrono ovviamente costi aggiuntivi, che non si sosterrebbero se si trascurasse il fattore ambientale, ma che sono necessari per evitare i danni futuri di origine ecologica. Si tratta, quindi, non di inutili costi, ma di investimenti i cui benefici consentiranno di risparmiare tanti costi futuri. Quindi gli oneri iniziali, anche se elevati, vanno ripartiti nel tempo ed ammortizzati in parecchi anni, in ragione dei predetti benefici futuri, che si produrranno in tempi molto lunghi. D’altro canto, se la liquidità attuale non fosse sufficiente per i relativi pagamenti iniziali, è possibile finanziarsi a medio – lungo termine con prestiti (bancari od obbligazionari) o con nuovo capitale di rischio. Al riguardo, possono subentrare nuovi investitori, i quali, con il loro apporto di finanza sostenibile, consentono un investimento di sviluppo certamente sostenibile e avranno comunque a scadenza un rendimento soddisfacente.
L’investimento complessivo permetterà così la realizzazione delle tre azioni sopra indicate con le seguenti onerosità aziendali:
L’analisi costi – benefici e la valutazione dell’investimento
Per valutare la convenienza economica dell’investimento ambientale, come per quello sociale, occorre confrontare tutti i costi dell’investimento medesimo con i valori futuri attualizzati dei benefici che si determineranno a lunga scadenza, per il fatto che l’orizzonte di annullamento delle emissioni climalteranti ed inquinanti è stato fissato al 2050. Se entro tale anno riusciremo ad annullare tali emissioni, non ci sarà più bisogno di ulteriori investimenti in questo campo e si potrà procedere soltanto mantenendo e rinnovando le strutture acquisite.
Ma allora risulta evidente che la maggior parte dei costi si sostengono inizialmente (anche se contabilizzati in quote di ammortamento molto diluite), mentre i benefici si cumulano gradualmente, ma ininterrottamente nell’arco di ben 26 anni. Anzi, se faremo un’oculata programmazione e gestione dell’iniziativa, la somma dei benefici attualizzati di tutto il periodo supererà congruamente la somma dei costi più elevati dei primi anni. Senza entrare in dettagli matematici, il tasso che risolve l’equazione delle differenze attualizzate tra flussi positivi e negativi esprime il cosiddetto SROI (Social Return On Investment), ossia il tasso di rendimento socio – economico dell’investimento ambientale.
I benefici, comunque, iniziano a manifestarsi molto presto, in quanto:
Senza addentrarci pure in tanti altri benefici che poi si riflettono sull’intera comunità, vantaggi che il miglioramento aziendale dell’ambiente conseguentemente produce (e che successivamente finiscono per avvantaggiare ulteriormente la stessa impresa), si possono inoltre citare i benefici indiretti per l’azienda investitrice, quali:
Osservazioni conclusive
Se l’investimento in oggetto dopo 26 anni si manifesta ampiamente conveniente, bisogna fare in modo che di questo aspetto si tenga conto anche prima, da parte dei finanziatori, i quali non sempre saranno disponibili ad attendere tutto questo tempo per ottenere il rimborso e la remunerazione di quanto finanziato.
Innanzi tutto le banche possono effettivamente allungare i tempi dei prestiti sugli investimenti ambientali, analogamente a quanto fanno per l’acquisto di immobili, facilitando così anche il pagamento delle rate (le quali, diluite nel tempo, risulteranno di importo inferiore). D’altro canto, gli stessi impianti di fonti rinnovabili possono fungere da garanzia e quindi assicurare l’eventuale recupero anche a protratta scadenza.
Le medesime garanzie, inoltre, possono valere pure per eventuali prestiti obbligazionari a lungo termine, ove i piani di rientro del debito sono molto dilazionati nel tempo o anche interamente rimborsabili a lunga scadenza, mentre periodicamente si pagano gli interessi, i quali, proprio per lo scarso rischio insito negli investimenti ambientali, possono risultare inferiori ai tassi di mercato dei prestiti che invece finanziano iniziative a maggior rischio.
Infine, se il finanziamento avviene mediante capitale di rischio (cioè con l’emissione di nuove azioni), forse il problema è più complesso, in quanto nei primi anni non ci saranno utili (e quindi dividendi), a meno che l’azienda non ne produca abbastanza in virtù di altri fattori già collaudati, mentre, soltanto con il passare del tempo, i margini di guadagno diventeranno sempre più elevati. Ma il mercato dei capitali (e soprattutto quello borsistico) non è estraneo a tali evenienze, poiché inizialmente gli investitori saranno “cassettisti” di lungo periodo e solo successivamente si faranno avanti anche gli operatori a breve (ovviamente pagando maggiormente le azioni emesse in precedenza).
Risulta così che in ogni caso l’investimento ambientale rende ed alla fine le differenze positive con i rendimenti degli investimenti non sostenibili possono essere rilevanti. Anzi, i secondi, a causa degli sfasamenti climatici in corso, potranno diminuire rispetto alla situazione attuale o addirittura risultare negativi. Pertanto, la differenza finale tra i due rendimenti può ripartirsi in due componenti: una relativa al maggior rendimento delle energie rinnovabili rispetto a quelle fossili attuali e l’altra derivante dal fatto che le fonti fossili esistenti saranno in futuro più costose per gli utilizzatori, per i maggiori danni che procureranno a seguito dei disastri climatici e per le eventuali tassazioni aggiuntive che saranno costrette a subire.
Nelle province di Treviso e di Belluno esistono pure molte PMI ormai consce dei vantaggi ambientali che potrebbero ricavare da una tempestiva transizione verso le rinnovabili, ma trovano difficoltà a finanziarsi adeguatamente con i canali di finanziamento disponibile e pertanto abbisognano dell’apporto di nuovi investitori, anche al di fuori dei confini locali.