Investire a Treviso e Belluno: le attrazioni offerte dal territorio

Opportunità di investimento nelle due province per lo sviluppo sostenibile


Economia - pubblicata il 12 Gennaio 2024


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Fonte: A cura di Renato Chahinian

Nei precedenti articoli di questa Rubrica abbiamo parlato dei motivi generali di attrazione delle due province di Treviso e di Belluno e del fatto che oggigiorno investire nel loro territorio è importante soprattutto se si può avere come obiettivo strategico lo sviluppo sostenibile, per mirare ad un contemporaneo vantaggio, sia per l’investitore stesso, sia per la comunità in cui si va ad operare.
E’ stato pure chiarito che il vantaggio medesimo, per essere significativo e duraturo per tutti, deve comprendere parallelamente i tre aspetti dello sviluppo: economico, sociale ed ambientale. Se manca uno dei tre o se l’attenzione è troppo squilibrata in uno a danno degli altri due, i risultati di lungo termine saranno modesti o addirittura gli impatti negativi finiranno per prevalere su quelli positivi.
Tenendo presenti tali considerazioni, allora cerchiamo di analizzare sinteticamente il contesto territoriale di cui ci occupiamo, per individuarne le principali caratteristiche economiche, sociali ed ambientali che possano fungere da motivi di attrazione per gli investimenti esteri (ma anche per nuovi investimenti da parte di operatori locali).

Analisi delle province di Treviso e di Belluno
Per individuare le principali caratteristiche dei due territori sotto il predetto punto di vista tridimensionale, si può fare riferimento particolarmente a due indagini che vengono svolte annualmente sulla base di dati aggiornati opportunamente elaborati. Tali analisi mettono in evidenza, per l’appunto, le caratteristiche specifiche di tutte le province italiane, in modo da poter effettuare adeguati confronti tra territori diversi e per valutare il livello dei fenomeni individuati e la significatività dei dati presentati.
La prima analisi è quella de Il Sole 24 Ore, denominata Qualità della vita, la cui ultima edizione è stata pubblicata il 4 dicembre scorso, sulla base degli ultimi dati disponibili, per lo più riferiti al 2022. In detta indagine vengono formate sei graduatorie per provincia (in base a 15 prefissati indicatori per ogni graduatoria) e, successivamente (elaborando i punteggi di ciascuna), si arriva ad una graduatoria finale che esprime il punteggio definitivo della qualità della vita per ogni provincia.
La seconda analisi riguarda invece il Rapporto ASviS (Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile), il quale annualmente pubblica, oltre ai dati nazionali, un fascicolo apposito dal titolo I territori e gli obiettivi di sviluppo sostenibile con approfondimenti regionali e con vari indicatori anche a livello provinciale. Pure per questa analisi l’ultima edizione si riferisce al 2023 (per lo più sulla base di dati relativi al 2022), ma qui gli indicatori mirano a mettere in evidenza l’andamento dei territori in relazione al grado di raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’ONU per l’Agenda 2030 a livello planetario.
Per meglio evidenziare gli indicatori e le valutazioni relative che possono rappresentare l’attrattività e le occasioni di nuovi investimenti nelle due province in esame, riportiamo i principali dati di entrambe le analisi, iniziando dalla prima in questo articolo e rinviando la seconda al prossimo numero.

Il posizionamento generale della qualità della vita a Treviso ed a Belluno
La classifica generale della qualità della vita, secondo l’analisi 2023 de Il Sole 24 Ore, vede la provincia di Treviso al 20° posto e quella di Belluno al 44°, sul totale delle 107 province italiane. Si tratta, quindi, di un buon posizionamento per entrambi i territori, per il fatto che sono collocati nella prima parte della classifica e pertanto godono di un tenore di vita superiore alla media nazionale, cioè più vicina ai migliori Paesi europei.
Ovviamente il punteggio finale (e quindi il posizionamento generale) deriva dalla media di tanti indicatori diversi, suddivisi in sei ambiti generali, che, a loro volta, individuano un posizionamento particolare di ogni territorio. Certamente è da considerare che tutti i collocamenti dipendono dalla scelta degli indicatori di base e, data la complessità del fenomeno “qualità della vita”, non è detto che non possano esistere altri indicatori che facciano spostare in meglio od in peggio il posizionamento rilevato. Comunque, l’importanza e la significatività delle misurazioni prescelte offrono una valutazione generale sostanzialmente adeguata del benessere presente in ogni territorio.
Ma è pure da considerare la circostanza che si tratta di rilevazioni consuntive, le quali indicano la situazione attuale, determinata da fattori passati, e non le potenzialità presenti, che invece produrranno i loro effetti in futuro(ovviamente con nuovi investimenti, come si noterà successivamente).
Proseguendo quindi nell’analisi, possiamo osservare il seguente posizionamento delle province in esame nei 6 ambiti generali:

  1. Ricchezza e consumi: Belluno 8^ – Treviso 24^;
  2. Affari e lavoro: Treviso 34^ – Belluno 51^;
  3. Demografia, società e salute: Treviso 33^ – Belluno 104^;
  4. Ambiente e servizi: Treviso 20^ – Belluno 37^;
  5. Giustizia e sicurezza: Belluno 5^ – Treviso 8^;
  6. Cultura e tempo libero: Treviso 48^ – Belluno 62^.

Come risulta evidente, entrambi i territori si distinguono per la ricchezza ed i connessi consumi della popolazione, nonché per l’elevato grado di giustizia e sicurezza di cui gli stessi abitanti effettivamente godono, mentre è buono pure il posizionamento negli indicatori ambientali. Mediocre appare invece la situazione nella categoria Affari e lavoro e decisamente negativo per Belluno risulta il suo collocamento nella graduatoria relativa a Demografia, società e salute.
Anche qui, comunque, i risultati derivano dalla media di tanti indicatori diversi e pertanto le spiegazioni delle performance (sia positive che negative) si devono valutare alla luce degli indici particolari. Rimane il fatto che in ciascuno di questi settori Treviso è sempre superiore alla media nazionale e Belluno risulta lievemente al di sotto soltanto per la cultura ed il tempo libero, mentre la grave carenza di quest’ultima si verifica essenzialmente negli aspetti demografici.

Eccellenze e difficoltà a Treviso e Belluno
A questo punto, per meglio capire la situazione della qualità della vita a Treviso ed a Belluno, è opportuno entrare nelle singole graduatorie degli indicatori particolari, in cui vengono riportati, per ciascuno, i primi 5 e gli ultimi 5 posti, con il relativo valore per apprezzarne la consistenza.
Per quanto riguarda la Ricchezza e consumi, si individuano soltanto eccellenze, precisamente nei seguenti indicatori:

  1. Depositi bancari delle famiglie consumatrici:  4^ Belluno con 29,4 mila euro per famiglia;
  2. Famiglie con ISEE basso: 2^ Belluno con il 16,3% di ISEE inferiore a 7.000 euro sul totale dei nuclei ISEE – 5^ Treviso con 19,3%;
  3. Beneficiari di reddito di cittadinanza: 2^ Belluno con 9,1 persone su 1.000 abitanti – 3^ Treviso con 13,7;
  4. Pagamenti delle fatture oltre i 30 giorni: 5^ Belluno con il 4,8% delle fatture commerciali dei fornitori;
  5. Protesti pro capite: 4^ Belluno con 0,3 euro all’anno.

Come è evidente, le eccellenze sono molte, soprattutto per Belluno. Ciò dimostra che ci sono pochi poveri, esiste una notevole quota di risparmio nelle famiglie che si indirizza nella raccolta bancaria (che finanzia soprattutto le imprese) e queste ultime si comportano correttamente negli affari e non creano significative insolvenze.
La seconda categoria Affari e lavoro presenta negli indicatori specifici soltanto una posizione molto negativa, che riguarda la 103^ posizione di Belluno con 253,1 pensionati su 1.000 abitanti, risultato certamente legato all’invecchiamento della popolazione della provincia, per le note cause dello spopolamento della montagna da parte delle classi più giovani.
Il settore Demografia, società e salute vede, da un lato, il primato nazionale di Treviso nella speranza di vita alla nascita con 84,1 anni di vita media; dall’altro, l’ultimo posto di Belluno per i medici di medicina generale attivi, con 0,51 unità ogni 1.000 abitanti. Se il primo indicatore è molto lusinghiero per la nostra provincia, è veramente preoccupante il secondo ed il sistema sanitario deve porvi rimedio con urgenza.
Il settore Ambiente e servizi evidenzia un ottimo ecosistema urbano in provincia di Treviso (4° posto) e, al contrario, una pessima accessibilità delle scuole per Belluno (ultimo posto con soltanto il 18% di scuole accessibili facilmente). Chiaramente il fattore territoriale beneficia le strutture urbane ed extraurbane della prima provincia e non offre, invece, una sufficiente accessibilità al sistema scolastico della seconda.
La situazione del comparto Giustizia e sicurezza è certamente la migliore con i seguenti risultati di eccellenza (ogni 100.000 abitanti):

  1. Indice di criminalità: 5^ Treviso con 2.260 denunce totali di delitti;
  2. Furti di autovetture: 2^ Belluno con 8,6 denunce;
  3. Furti con strappo: 4^ Belluno con 1,52 denunce;
  4. Reati legati agli stupefacenti: 5^ Treviso con 22,4 denunce;
  5. Delitti informatici: 1^ Treviso con 14,5 denunce;
  6. Indice di litigiosità: 3^ Belluno con 1.188,3 cause iscritte.

Sono tutte situazioni che, per la loro bassa intensità, danno certezze e sicurezze a chi abita ed opera in queste due province, favorendo le attività economiche e la qualità della vita.
Per l’ultimo ambito di indicatori (Cultura e tempo libero) dai contenuti molto diversi, si può notare:

  1. l’inaspettato penultimo posto di Treviso sul numero di librerie: 3,65 ogni 100.000 abitanti;
  2. il 5° posto di Belluno nell’indice di lettura: 24,0 copie diffuse di quotidiani, mensili e periodici ogni 100 abitanti;
  3. l’ultimo posto di Belluno nell’indice del clima (in base a 10 parametri climatici non indicati dettagliatamente).

Per questi aspetti, tranne l’indice di lettura favorevole, non sono ben chiare le circostanze, ma vanno comunque approfonditi gli esiti insoddisfacenti.

Investire per migliorare il contesto economico, sociale ed ambientale
Dalla situazione molto diversificata (e complessivamente positiva) dei due territori, giova richiamare alcune caratteristiche adeguate all’investimento sostenibile, al fine di definirne le possibili aree di intervento.
Innanzi tutto, si può osservare che il contesto economico, rappresentato dai primi due settori generali, è favorevole, in quanto esiste un soddisfacente livello di ricchezza e di consumi, mentre gli affari sono praticati con correttezza e senza eccessive esposizioni al rischio. Ciò facilita l’avvio di nuovi investimenti e ne presuppone il buon esito sia dal punto di vista dell’efficienza che dell’efficacia.
In quanto alla sostenibilità, sono molti gli indicatori favorevoli soprattutto negli aspetti sociali (speranza di vita e sicurezza), i quali rappresentano ulteriori motivi per un soddisfacente risultato degli investimenti sostenibili, mentre qualche carenza in campo ambientale deriva soprattutto dalla dispersione del territorio in provincia di Belluno, maggiormente soggetta a fenomeni avversi di natura climatica, con conseguenze negative pure in ambito sociale.
Ma se ci poniamo dal punto di vista di un nuovo investimento, possiamo notare che, se da un lato gli elementi favorevoli faciliteranno la sua realizzazione, dall’altro le cosiddette esternalità negative denunciano proprio il fabbisogno di nuove iniziative per essere ridotte od eliminate. Quindi esistono opportunità per migliorare gli indicatori già positivi, ma si richiedono ancor più (e con urgenza) investimenti per sopperire alle carenze ambientali. In considerazione di ciò, si può dedurre che:

  1. Treviso abbisogna soprattutto di investimenti per la transizione ecologica dei processi produttivi, il cui valore, già molto competitivo sotto l’aspetto economico e di mercato, potrebbe ulteriormente crescere offrendo nuovi fattori di qualità dal punto di vista della salubrità dell’ambiente e della decarbonizzazione delle emissioni;
  2. Belluno necessita ancor più di investimenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per la nascita di nuove imprese legate non solo alle opere di infrastrutturazione ambientale, ma pure al rinnovato esercizio di attività tradizionali con modalità innovative (come la forestazione, l’allevamento del bestiame, l’agricoltura di precisione ed altro), le quali, proprio per l’attuale carenza, costituiscono maggiori occasioni di sviluppo futuro, sia nella quantità che nel loro valore (economico, sociale ed ambientale).

Se certamente molte di queste iniziative sono dipendenti dalla disponibilità di finanziamenti pubblici, si possono anche creare ampi spazi di partenariato pubblico – privato (PPP) e tante altre azioni possono derivare da investimenti esclusivamente privati, anche da parte di operatori stranieri, facilitati da un contesto sociale che, per i diversi aspetti analizzati, si presenta particolarmente operoso e collaborativo.
Queste ultime considerazioni verranno approfondite pure in successivi articoli.

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