A gennaio, la quasi stazionarietà congiunturale dell’export è sintesi di dinamiche contrapposte per le due aree, Ue ed extra Ue, mentre la riduzione dell’import riguarda entrambe.
La flessione su base annua dell’export è diffusa a quasi tutti i settori e si deve soprattutto alla riduzione delle vendite di prodotti della raffinazione, macchinari e alimentari, che più che compensa il forte aumento delle vendite di metalli e prodotti della farmaceutica. Il più ampio calo tendenziale dell’import è per oltre la metà dovuto ai minori acquisti di prodotti chimici e petrolio greggio.
L’andamento degli scambi con l’estero, a inizio 2026, si traduce in un avanzo commerciale e in una netta riduzione del deficit energetico rispetto a un anno prima. I prezzi all’import segnano un moderato aumento congiunturale, cui contribuisce il rialzo dei prezzi dei beni intermedi (in particolare metalli preziosi e non ferrosi); la loro flessione tendenziale si amplia lievemente.





