Lettera del Presidente di Unioncamere Veneto Mario Pozza al direttore del Corriere del Veneto Russello.

La domanda è: si è spento l’entusiasmo del nord-est?


Economia - pubblicata il 11 Febbraio 2019


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Egregio direttore,

come sempre le analisi di Dario di Vico sono spunti preziosi di riflessione.
Tanto più se cadono in un momento di complessiva recessione, sia pure tecnica, come da qualche parte non si stancano di precisare per provare a rendere meno urticante la situazione.

La domanda è: si è spento l’entusiasmo del nord-est?

Conosco le nostre 560.000 imprese e posso rispondere (con un certo grado di positiva approssimazione) che definirei lo stato dell’arte con l’espressione “entusiasmo frenato”. Mi spiego con
due numeri. Nel 2018 il Pil veneto è cresciuto di un punto e qualcosa. Il rialzo, ci dicono le stime, è attribuibile alle esportazioni e a una buona performance dell’industria che rimane
competitiva e registra, anzi, un aumento sui 12 mesi dell’1,6%.

Quasi tutti i comparti segnano numeri incoraggianti.
Eppure la percezione è che la crisi sia dietro l’angolo.

Perché tale discrepanza?
Io credo che distanti da Roma si vive sempre peggio l’instabilità del sistema e la fragilità dei centri che decidono.

Alcuni segnali inviati, ad esempio, da ferrovie ai cittadini veneti non sono incoraggianti.
Potrei continuare discorrendo della TAV, alto punto nevralgico su cui da queste parti si
deve abbozzare attendendo che i tempi degli intrighi romani, nome corrente e corrivo delle attuali sensibilità, di parti del governo, si adeguino alle esigenze dell’economia.

A noi rimane il senso della frustrazione, chiave per comprendere questi anni di transizione che ci hanno convinto che dove si decide veniamo considerati qualcosa che assomiglia più alla riva
destra del lontano Danubio che una delle regioni italiane più importanti in Europa.

Allora, i fattori su cui ragionare sono la distanza dei centri istituzionali e la sensazione, sempre più acuta, che senza autonomia si continua a pestare l’acqua in uno sconsolante mortaio.

Una sola precisazione: qualche giorno fa ho letto su un quotidiano di sinistra che l’autonomia sarebbe la secessione dei ricchi. Mi si permette di affermare che senza autonomia non si potrà che
prendere atto della bocciatura di un intero sistema. Che, agli occhi del Nord-est, sarebbe senza esami di riparazione.


Presidente Unioncamere del Veneto

Mario Pozza

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