Vini distillati

Un assaggio dei nostri vini!


Eventi - pubblicata il 11 Ottobre 2018


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Fonte: Atlante agroalimentare trevigiano, a cura di Camera di Commercio di Treviso – Belluno

 

Vini distillati

Colli Asolani (Asolo) Prosecco Superiore Docg
Conegliano Valdobbiandene Prosecco Superiore Docg

Origini e storia
L’Alta Marca Trevigiana è per antonomasia la terra del Prosecco, che venne tenuto a battesimo proprio qui, oltre cent’anni fa, nella sua veste di spumante d’eccellenza, e che nel 2009, a
quarant’anni dall’istituzione della Doc è stato elevato a Docg nelle due nuove realtà Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore e Colli Asolani (o Asolo) Prosecco Superiore. Contestuale è stata
l’istituzione di una nuova Doc Prosecco, sovraregionale, nella quale far rientrare tutte le produzioni già autorizzate a livello Igt nel territorio di nove province veneto-friulane. Alla base di
tutte queste produzioni e lo stesso vitigno – recente e la decisione di indicarlo con il nome Glera, riservando al vino quello di Prosecco – sull’origine del quale gli ampelografi non hanno
certezze, ma di tale storicità da poter essere considerato autoctono. Nessun dubbio, invece, sul fatto che i vignaioli della Marca negli ultimi due secoli ne abbiano sfruttato appieno le
potenzialità. Il disciplinare la prevede in percentuale preponderante, lasciando ad altre varietà locali – Verdiso, Perera, Bianchetta e Glera Lunga – il compito di dare equilibrio all’insieme.
Il vino che ne deriva può presentarsi in tre tipologie: tranquillo, frizzante o spumante, asciutto o gradevolmente morbido. La sua identità è inconfondibile: colore giallo paglierino leggero;
profumo leggermente vinoso, fruttato e floreale; sapore corposo con una vena amarognola. Quanto al turismo enogastronomico, le due nuove realtà si riferiscono rispettivamente alla Strada del
Prosecco e Vini dei Colli di Conegliano Valdobbiadene, e alla Strada del Vini del Colli Asolani e del Montello.

Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg
La zona di produzione interessa le dorsali collinari che si affacciano al Piave con questa successione di comuni: Conegliano, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di
Valmarino, San Pietro dl Feletto, Refrontolo, Susegana, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Follina, Miane, Vidor e Valdobbiadene. A uguale distanza dalle Dolomiti e dall’Adriatico – aggiunge
qualcuno – protette dalle montagne e addolcite dal mare, per sottolineare gli ottimi auspici. Qui la vigna si stende su 6100 ettari, spesso su forte pendenza, motivando quella mirabile
trasformazione del paesaggio che ha portato alla recente candidatura per il riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Tra le tipologie di vino riconosciute, il Tranquillo è il più tradizionale, poco conosciuto oltreconfine, ma proprio per questo interessante. Il Frizzante è la versione più facile e immediata, da
happy hour o per la cucina più disinvolta. Infine lo Spumante Superiore Extra Dry, tradizionale, o Brut, moderno, entrambi d’ampio spettro, dall’aperitivo elegante alla grande cucina di pesce. Il
disciplinare prevede per il vino spumante la possibilità di aggiungere in etichetta l’indicazione di vigneto, introdotta dal termine “Rive”, con riferimento ai versanti collinari di più alta
vocazione. Infine, una denominazione geografica d’eccellenza assoluta, Superiore di Cartizze, riferita alle frazioni di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, in comune di Valdobbiadene.
Un vero e proprio cru, che nasce dalla combinazione fra un microclima dolce e un terreno marino antichissimo, ricco di minerali, cui si deve l’esaltazione d’ogni tipicità e una rotondità che
accenna alla dolcezza.

Colli Asolani (Asolo) Prosecco Superiore Docg
La zona di produzione del vino Colli Asolani Prosecco Docg comprende l’intero territorio dei comuni di Castelcucco, Cornuda, Monfumo e parte del territorio dei comuni di: Asolo, Caerano San
Marco, Cavaso del Tomba, Crocetta del Montello, Fonte, Giavera del Montello, Maser, Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno del Grappa, San Zenone degli
Ezzelini, Volpago del Montello (in provincia di Treviso). Il vino deve essere ottenuto da uva Glera (minime 85%) con eventuale concorso di Verdiso, Bianchetta Trevigiana, Perera e Glera lunga.
Sono previste le tipologie Tranquillo, Frizzante e Spumante Superiore.
ACQUISTO
Le due strade del vino interessate – Conegliano Valdobbiadene e Montello Colli Asolani – riuniscono numerose realtà dell’ enogastronomia – cantine, osterie, ristoranti – presso le quali
degustare e acquistare i prodotti del territorio.
Colli di Conegliano Doc
 

Origini e storia
Nello storico distretto del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, promosso alla Docg nel 2009, completa il quadro della tutela enologica questa Doc, che interessa i territori collinari dei comuni
di Cappella Maggiore, Cison di Valmarino, Colle Umberto, Conegliano, Cordignano, Farra di Soligo, Fregona, Follina, Miane, Pieve di Soligo, Refrontolo, Revine Lago, San Fior, San Pietro di
Feletto, San Vendemiano, Sarmede, Susegana, Tarzo e Vittorio Veneto. Il disciplinare di produzione prevede i seguenti vini: Bianco, da uvaggio Incrocio Manzoni e Pinot Bianco e/o Chardonnay con
eventuali minime aggiunte di Sauvignon e Riesling Renano; Rosso, da uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Marzemino e Merlot; Refrontolo Passito, di produzione limitata ai comuni di Refrontolo,
Pieve di Soligo e San Pietro di Feletto; Torchiato di Fregona, prodotto nei comuni di Fregona, Cappella Maggiore e Sarmede. In questa stessa zona e da segnalare anche l’interessante produzione
del Verdiso Igt, bianco autoctono della Pedemontana, prodotto nelle versioni tranquillo, frizzante, spumante e passito.

Colli di Conegliano Refrontolo Passito Doc
Al centro di uno scenario verdissimo, sullo sfondo del Mondragon, Refrontolo è uno dei comuni più piccoli della Marca ma anche uno dei più noti per aver dato nome a questo passito di Marzemino.
Vinificato nella settimana di Natale, dopo travasi mensili di botticella in botticella, in primavera il Refrontolo si presenta d’un colore rosso rubino intenso con orli violacei; inconfondibile,
e ricco di profumi con nota di mora e di marasca; amabile e vellutato, ma anche frizzante; 1200 ettolitri circa, anche questa una produzione da intenditori. In loco sono sicuri che si tratti del
vino eccellente lodato dal Don Giovanni sulle ali della musica di Mozart, non importa se i Trentini dicono lo stesso del proprio Marzemino, asciutto e dal profumo di viola mammola.

Colli di Conegliano Torchiato di Fregona Doc
La Strada del Vino gli riserva un percorso su per le colline di Vittorio Veneto. II Torchiato di Fregona nasce da uve Glera (Prosecco), Verdiso e Boschera, con minime aggiunte d’altre uve locali
dettate dall’intuito del vignaiolo; i grappoli vengono messi ad appassire e spremuti solo a Pasqua; dopo la fermentazione estiva in botticelle di rovere o castagno, il Torchiato ha colore dorato,
profumo intenso e sapore da secco a dolce, pieno e persistente. Per antica tradizione il primo assaggio avviene il 2 agosto, festa degli uomini, con arcaico senso propiziatorio, poi lo si travasa
perché s’affini fino alla Pasqua successiva. Un vino raro, poche decine di ettolitri a ogni vendemmia, come si suol dire da meditazione e da biscotti veneziani. I quattordici produttori sono
riuniti in apposito consorzio.

La Strada del Prosecco e Vini dei Colli di Conegliano Valdobbiadene
La Strada del Vino che accomuna le due realtà enologiche si sviluppa per 120 chilometri sullo sfondo delle Prealpi Trevigiane.
Volendo partire da Conegliano, si consideri che nella storia del Prosecco è la citta delle istituzioni fin da quando nel 1876 venne aperta la Regia Scuola di Viticoltura e di Enologia; nel duomo
si ammira una Madonna in trono rinascimentale del celebre Cima; poi si sale alla spianata di Castelvecchio per godere della vista.
All’estremo opposto Valdobbiadene appare ai piedi del Cesen tra colline tappezzate dai vigneti; e il cuore produttivo del Prosecco, a partire da quei magici 106 ettari del Cartizze; ruolo,
questo, confermato dal Forum Nazionale degli Spumanti, unico nel suo genere, che ha sede a Villa dei Cedri. Per dire del livello raggiunto, si consideri il calice ufficiale da Prosecco, di forma
diamantata, commissionato dal consorzio al celebre Riedel. Strada facendo, sul fronte della gastronomia, e uno stillicidio di tentazioni stagionali, dagli asparagi bianchi di Cimadolmo al
radicchio rosso di Treviso, lo spiedo di Pieve di Soligo e di tutta l’Alta Marca, volgendo poi lo sguardo alle Prealpi per avere funghi e marroni di Combai, sopresse e formaggi dalle malghe del
Cesen e del Cansiglio. Si chiude in bellezza con una grappa di Cartizze.
ACQUISTO
La strada del vino riunisce numerose realtà dell’enologia e del turismo – ottanta aziende vinicole, una dozzina di osterie e ristoranti. Una ventina di agriturismi – presso i quali degustare e
acquistare i prodotti del territorio.
Lison – Pramaggiore Doc
 

Origini e storia
L’area riconducibile all’attuale Doc Lison-Pramaggiore, che si estende nella fascia pianeggiante tra i fiumi Livenza e Tagliamento, era interessata alla coltura della vite già in epoca
preromana. Purtroppo però appena l’Impero romano mostrò i primi segni del suo declino, le invasioni barbariche distrussero quanto operosamente composto. Fu il diffondersi dei monasteri che
salvo la viticoltura nel corso dei secoli. Il monachesimo benedettino si incaricò infatti di promuovere l’avvio alla bonifica delle terre incolte e di iniziare una conduzione agricola più
razionale e moderna. Sotto la Serenissima questi furono i vigneti prediletti dai dogi e dai nobili veneziani, fino al declino della Repubblica di San Marco. Tuttavia, prima della fine del suo
splendore, essa favorì un importante avvenimento: la nascita dell’Accademia di Agricoltura di Treviso nel 1769 e di quella di Conegliano l’anno successivo. L’odierna zona Doc ha nucleo in
provincia di
Venezia e propaggini in quelle di Treviso (Meduna di Livenza e Motta di Livenza) e Pordenone. La rassegna varietale evidenzia la transizione enologica dal Veneto al Friuli. I vini previsti dal
nuovo disciplinare della Doc sono: Chardonnay, Sauvignon, Verduzzo, Malbech, Merlot, Cabernet, Carmenère e Refosco dal Peduncolo Rosso e gli uvaggi “Lison-Pramaggiore” Bianco, Rosso e Spumante.
La Docg e riservata al Lison, vino simbolo di questo territorio, prodotto da uve Tocai Italico.

Lison-Pramaggiore Verduzzo Doc
Nei vigneti di Treviso, in particolare, ha inizio la Vicenda del Verduzzo, presente con due cloni che si differenziano soprattutto per il colore dell’uva matura. Il Verduzzo Dorato, affine alla
varietà che in Friuli lega il suo nome al celebre passito di Ramandolo e il Verduzzo Verde, più comune nel Veneto Orientale. I due cloni danno vini con caratteristiche diverse. Il Dorato ha
buon corpo e sapore asciutto, a volte morbido. Il Verduzzo Verde ha profumo fresco e fruttato, e sapore caratteristico, decisamente asciutto. Gli accostamenti variano di conseguenza per la sua
morbidezza il Dorato è vino da fuori pasto; il Verde si abbina invece ai salumi in genere, ai risotti primaverili, alle frittate e al pesce bollito. La temperatura di servizio è di 8-10°.

Lison-Pramaggiore Refosco dal peduncolo rosso Doc
Sul fronte dei vitigni a bacca rossa spicca il Refosco, molto diffuso in Friuli, tanto d’aver sconfinato nelle terre a ovest del Livenza con ottimi risultati. Il vino e dl colore rosso rubino
violaceo intenso, tannico, ricco di acidità. Ha profumo vinoso inconfondibile, che ricorda il lampone e la mora selvatica. Si affina con l’invecchiamento assumendo un sapore di tono amarognolo
e sviluppando un bouquet ampio e piacevole. E vino che trova accostamenti precisi con tanti piatti tipici della cucina veneto – friulana; si accompagna certamente alle carni grasse, agli umidi,
agli arrosti e alla selvaggina. Va servito a temperatura ambiente, attorno al 18°.

La Strada dei Vini dei Dogi
Punto di partenza del tour è l’Enoteca Regionale di Pramaggiore: tre gli itinerari, distinguendo la zona Classica, attorno a Pramaggiore, dalle fasce che seguono il Livenza verso Caorle e il
Tagliamento in direzione di Bibione. Tappe ineludibili sono Portogruaro, città di millenarie attività fluviali sul Lemene, con strade porticate e palazzi tra Medioevo e Rinascimento, e San
Stino di Livenza, altra cittadina rivierasca, e Concordia Sagittaria, ovvero Julia Concordia, citta romana che custodisce preziosi reperti archeologici. Due, le tappe in territorio trevigiano.
AI confine nord-ovest della zona Doc si trova Meduna di Livenza, cittadina d’atmosfera veneziana, con una galleria che custodisce opere del Tintoretto. Quindi, Motta di Livenza, che ha rango di
città ed e nota per il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, progettato dal Sansovino e custode di opere di Cima da Conegliano e di Palma il Giovane. Quanto al quadro gastronomico, il
territorio e molto propizio al buongustaio: pesce di fiume, con l’anguilla del Livenza, e pesce di mare, con la varietà offerta da Caorle, per l’ abbinamento coi bianchi, ma anche selvaggina da
piuma, quando nella laguna di Venezia viene il momento della caccia in valle, richiedendo vini rossi d’adeguata struttura.
ACQUISTO
Lungo la Strada dei Vini dei Dogi si trovano numerose “stazioni di sosta” (aziende vinicole, ristoranti ecc.), indicate da apposita insegna con il Leone di San Marco, presso le quali degustare
e acquistare i vini della Doc Lison – Pramaggiore.
Montello e Colli Asolani Doc
 

Origini e storia
Dalla Rocca di Asolo si coglie tutto il fascino di questa città “dai cento orizzonti”, uno dei luoghi più vagheggiati da viaggiatori e poeti; scorci medievali e fascinose memorie, fontane e
finestre fiorite; poi, tutt’intorno, tra vigne, olivi e ciliegi, una campagna idillica. Alle soglie delle Prealpi, questa zona vinicola ha qualcosa di sorprendente: grandi ville palladiane,
inserite in uno scenario inconsueto, parlano della considerazione goduta da queste terre fin dai tempi della Serenissima. L’odierno vigneto Doc interessa diversi comuni trevigiani sparsi sui
rilievi a ovest del Piave: dal Montello, formazione boscosa che si leva verso est ai Colli Asolani, scenario di grande dolcezza, sul confine con Vicenza. La produzione riguarda l’intero
territorio dei comuni di Castelcucco, Cornuda e Monfumo e parte del territorio dei comuni di: Asolo, Caerano San Marco, Cavaso del Tomba, Crocetta del Montello, Fonte, Giavera del Montello,
Maser,
Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Paderno del Grappa e Pederobba. Le stelle del territorio – oltre al Colli Asolani Prosecco Superiore Docg, che fa caso a sé – sono due vini rossi di
storica rinomanza: il Montello e Colli Asolani Rosso Doc e il Montello e Colli Asolani Rosso Venegazzù Doc, previsti anche in versione Superiore. Il disciplinare prevede inoltre un Bianco a
uvaggio misto e i seguenti vini a denominazione di vitigno: Bianchetta, Chardonnay (anche Spumante), Manzoni Bianco, Pinot Bianco (anche Spumante) e Pinot Grigio; Cabernet, Cabernet Franc,
Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot. l vini nascono a mezza collina, nelle migliori esposizioni, da terreni antichi e ben strutturati, argillosi e profondi; alla vigna si richiede alto sesto
d’impianto e bassa resa per ceppo.

Montello e Colli Asolani Venegazzù Superiore Doc

Questa denominazione si riferisce a un ambito geografico di eccezionale vocazione enologica, ricadente nel comune di Volpago del Montello. La produzione prevede il seguente uvaggio: Cabernet
Sauvignon dal 50% al 70%; Cabernet Franc e/o Carmenère e/o Merlot dal 30% al 50%, riportando in etichetta l’annata di vendemmia. Il vino che così si ottiene risalta per: colore rosso rubino
intenso o granato; odore vinoso, intenso ed etereo; sapore pieno, corposo, armonico, ben strutturato; contenuto alcolico di almeno 13 gradi. Il periodo di affinamento minimo prescritto è di 24
mesi, dei quali non meno di 12 mesi in botti di rovere e 6 mesi in bottiglia.

La Strada del Vino

La Strada del Vino si sviluppa in un tracciato che ha per capo saldi Nervesa della Battaglia, fulcro delle memorie della Grande Guerra, Montebelluna, snodo tra le due zone vinicole, e Asolo,
capoluogo di un territorio dov’è continuo l’intrecciarsi di elementi d’interesse enogastronomico e culturale, si pensi solo ai capolavori del Canova a Possagno e alla villa palladiana di Maser
con gli affreschi del Veronese; tra gli appuntamenti più seguiti, il mercatino dell’antiquariato che si tiene ogni seconda domenica del mese ad Asolo e la Festa della Ciliegia in primavera a
Maser. Sul fronte gastronomico l’offerta passa dal Montello, che propone i fagioli borlotti di Levada, i funghi barboni e chiodini, e varia selvaggina, ai Colli Asolani, che valorizzano la
polenta di mais biancoperla, i bisi di Borso, le castagne del Monfenera, i formaggi del Monte Grappa, come il morlacco stagionato di vacca Burlina, al vertice della tipicità, e quell’inbriago,
affinato sotto vinaccia rossa, che pare abbia avuto origine proprio nella valle del Piave. Come souvenir, l’olio extravergine d’oliva del Grappa, che registra sorprendenti picchi di qualità.
ACQUISTO
Nelle aziende vinicole e nei locali pubblici associati alla Strada del Vino Montello e Colli Asolani. Come souvenir, oltre al vino, l’olio extravergine d’oliva del frantoio sociale di Cavaso
del Tomba.
Piave Doc
 

Origini e storia
La zona di produzione dei vini Piave Doc copre l’ampio bacino fluviale che spazia dai sobborghi di Treviso al confine con il Friuli e nell’altro senso dai colli di Conegliano alla costa
adriatica, allargandosi alla provincia di Venezia. Il fiume, superato il Montello, scende in pianura in una campagna dove il reticolo delle strade s’allarga e il vigneto domina tra le colture.
E una zona di pianura caratterizzata da terreni alluvionali con argille ricche di sali minerali, particolarmente adatte alla viticoltura, valorizzate in tal senso fin dal tempo della
Serenissima. Terreni che si sono rivelati ideali per molti vitigni, una dozzina quelli di specifica etichetta Doc: Cabernet, Cabernet Sauvignon, Carmenère, Merlot, Pinot Nero e Raboso; quindi
Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Grigio, Tai e Verduzzo. Altro vino di significativa produzione è l’incrocio Manzoni Bianco (Riesling Renano/Pinot Bianco), che il consorzio di tutela auspica di
poter portare presto a fregiarsi della Doc. Diffusi anche il Refosco e il Malbech tra i rossi; il Prosecco e il Riesling tra i bianchi.

Il Raboso del Piave Doc

Il vino che meglio rappresenta la viticoltura del Piave e il Raboso. Vitigno autoctono deve il nome al fatto che produce un’uva “rabbiosa”, astringente, dalla quale deriva un vino di notevole
acidità, da invecchiamento il colore è intenso, rosso rubino carico, tendente al granato; l’odore, vinoso e marcato, con sentore di violetta nel prodotto evoluto; il sapore, austero e
leggermente tannico. Nel 2011 sarà sul mercato la prima annata del Malanote, il Raboso Superiore Doc che prende nome da un borgo di Tezze di Piave dove si perpetua una storica produzione e
prevede uve leggermente passite e tre anni minimi d’affinamento, con dodici mesi di botte. Forte e austere, il Raboso ha specifica inclinazione per le carni arrosto, dalle grigliate alla
selvaggina.

Il Verduzzo Trevigiano Doc

II Verduzzo è un vitigno a bacca bianca tipico del Nord-Est che esordisce nella pianura del Piave per affermarsi nelle grandi distese del Friuli. Presente in due varietà – Trevigiano e Friulano
– dà origine a vini tanto asciutti, dal colore paglierino o verdognolo, quanto amabili, di colore giallo dorato più o meno intenso, accomunati da uno spiccato aroma varietale, con finale
leggermente amarognolo. Nei vigneti del Piave è valorizzata la varietà Trevigiana, presente soprattutto nella fascia sinistra del fiume, tra Oderzo e Motta di Livenza. Nonostante la concorrenza
del Pinot Grigio, che nel Piave da grandi risultati, il Verduzzo Trevigiano mantiene saldo il primato fra i bianchi. Piacevole aperitivo, si accompagna molto bene ad antipasti di mare, primi
piatti di sapore delicato, pesce d’acqua dolce e di mare anche brodettato
in bianco.

La Strada del Vino

Quanto al turismo, la Strada dei Vini del Piave si articola in tre itinerari: prima “Le vigne dei Dogi”, da Oderzo a Roncade; poi “Le ville dei veneziani” da Roncade a Cimadolmo; infine “Le
terre del Raboso Piave”, tornando a Oderzo in sinistra del Piave. E un territorio di interesse diffuso, spesso legato alle memorie della Grande Guerra. Tra le sue piccole gemme, Portobuffole,
città in miniatura dove tutto è rimasto come quand’era fondaco veneziano il duomo e la loggia comunale; la dogana e il monte di pietà; il borgo dei Barcaroli e l’Ospedale dei Battuti; perfino
una villa settecentesca, oggi prestata all’hôtellerie di lusso. Bel pretesto di visita, l’appuntamento mensile con l’antiquariato, ogni seconda domenica del mese. Il quadro gastronomico è
ricco: due prim’attori stagionali, asparago bianco di Cimadolmo e radicchio rosso di Treviso, e una serie di comprimari, che reggono la scena tutto l’anno: risotti d’ogni genere; carni d’oca,
anatra e faraona; trote del Sile, anguille del Livenza e gamberi di risorgiva. Come souvenir, il formaggio inbriago, macerato sotto vinaccia o mosto d’uve rosse, dal Raboso al Fragolino, e più
recentemente anche bianche, dal Prosecco alle passite.
ACQUISTO
II Consorzio di Tutela Vini del Piave Doc. con sede a Motta di Livenza riunisce una settantina di aziende Vinicole, buona parte delle quali attrezzate per l’accoglienza in cantina e la vendita
diretta.
Grappa Veneta
 

Origini e storia
“Acquavite” è il termine cui corrispondono vari distillati a seconda della materia prima: dalla vinaccia, cioè la massa di bucce e vinaccioli residua dalla vinificazione, si ottiene la grappa;
dall’uva, pigiata e lasciata fermentare, si ottiene il distillate d’uva; da ciliegie, prugne, mele e quant’altro, i distillati di frutta.
Per legge comunitaria il termine “grappa” è esclusivo dell’acquavite di vinaccia prodotta in Italia e specifica denominazione spetta alla Grappa Veneta. In posizione di risalto il Trevigiano,
con distillerie di grande tradizione e vigneti che forniscono materia prima di qualità eccezionale.

Caratteristiche
La grappa viene così classificata: Giovane (con aroma primario della vinaccia di origine); Aromatica (ottenuta da vitigni a frutto aromatica); Vecchia o Invecchiata (stagionata in botti di
legno per almeno dodici mesi); Stravecchia o Riserva (stagionata in botti di legno per almeno un anno e mezzo); Aromatizzata
(grappa giovane con infusione di piante officinali, frutti, essenze o miele). Nel Trevigiano sono da segnalare in particolare alcune grappe da vinaccia di varietà autoctona, come Prosecco,
Raboso e Verduzzo, o da particolari produzioni, come Torchiato di Fregona o Passito di Refrontolo.
RICETTA
Semifreddo alla grappa
0,5 dl di acqua
3 uova
60 g di zucchero
125 g di panna montata
0,25 dl di grappa veneta
Cuocete i tuorli assieme allo zucchero e all’acqua in un recipiente a bagnomaria mescolando di continuo con una frusta. Quando il composto sarà fermo e filante, ritirate dal fuoco e continuate
a mescolare con la frusta fino a raffreddamento completo. Montate a neve gli albumi e incorporateli alla crema d’uova insieme alla grappa e alla panna montata. Versate il composto in stampini
monodose e ponete in freezer per almeno 4 ore. Sformate al centro di ciascun piatto il semifreddo e accompagnatelo con una salsa di fragole o ciliegie.
ACQUISTO
Il 40% della produzione complessiva di grappa si deve al Veneto. Detto questo, tra distillerie e rivendite specializzate, si ha la più ampia scelta d’acquisto e la ragionevole sicurezza della
sua convenienza.
STAGIONALITA’
La produzione della grappa è successiva alla vendemmia – ln ottobre si svolge la manifestazione Grapperie Aperte – dopo di che, nel corso delle stagioni, le distillerie si dedicano alla
lavorazione della frutta.
CONSERVAZIONE
Grazie alla gradazione alcolica, mediamente al 40%, la grappa non ha alcun problema di conservazione (basta tapparla bene, ovviamente). Anzi, l’invecchiamento in bottiglia non fa che
migliorarne le caratteristiche.
Liquore alla prugna
 

Origini e storia
Nell’ampia regione storica che comprende le Tre Venezie italiane e le corrispondenti regioni d’oltralpe (Carinzia e Slovenia), per non dire dei Balcani, ha tradizione sia la coltura della
prugna, che la produzione del relativo distillato. Tra le varie denominazioni risaltano quelle riferibili al termine sljiva (prugna), da cui slivovitz per la bevanda. Elemento comune a questi
distillati è l’intenso aroma di mandorle amare. Ne resta testimonianza anche nel libro O.P, optimus potor, del 1963, dove l’ottimo bevitore è lo spiritoso Paolo Monelli, che la ricorda
definendola “liquore bellicoso, ardito, fraterno, confidente”.

Caratteristiche
La preparazione delle prugne comporta la macerazione della polpa e di parte o della totalità dei noccioli frantumati. Il risultante passa in alambicco e subisce una distillazione dalla quale si
ottiene un’acquavite dal sapore ammandorlato, spesso destinata all’affinamento in botte di rovere. Da segnalare l’usanza tipicamente veneta della “correzione” del caffè, che consiste
nell’aggiunta di un superalcolico in tazzina: oltre alla grappa è molto richiesta anche quella che per brevità si chiama “prugna”; questa, anzi, è ancora più adatta al resentin, ovvero al
successivo risciacquo della tazzina.
RICETTA
Crostata di prugne
1 confezione di pasta frolla
250 g di marmellata di prugne
70 g di amaretti
1 bicchierino di liquore alla prugna
1 limone
Pestate gli amaretti con il batticarne in modo da sbriciolarli bene. Ammorbidite la marmellata rimestandola con un cucchiaio. Unitevi gli amaretti sbriciolati, il liquore alla prugna e la
buccia di limone grattugiata, amalgamate tutto bene. Imburrate la tortiera, stendeteci la pasta frolla precedentemente stesa con il matterello, lasciando i bordi alti. Farcitela con il composto
e infornate a 180° per 45′ circa.
ACQUISTO
Una bottiglia di Prugna non manca mai né sulla mensola di un bar né nella vetrinetta di un veneto fedele al rituale del caffè corretto; popolarissima, si trova a ogni livello del commercio e
della ristorazione.
STAGIONALITA’
La grappa ha una sua stagione? No, e lo stesso vale per il distillato di prugna. Tutt’al più si può dire che con l’arrivo del freddo aumenta l’autoindulgenza al consumo di alcolici e alla
correzione del caffè.
CONSERVAZIONE
Nella media è distillato a 40 gradi, dunque nessun problema di conservazione. Le versioni più pregiate, anzi, passano un paio d’anni in botte di rovere a prendere tannini che si traducono in
aroma e colore.
Liquore all’uovo
 

Origini e storia
Questo liquore si ispira chiaramente allo zabaione, “miracolosa” bevanda ricostituente, che la tradizione colloca tra le benemerenze di San Pasquale Baylon, terziario francescano di origine
spagnola, canonizzato nel 1618 per Ie opera di carità, dispensatore di consolazioni non solo spirituali ma anche materiali, sotto forma di vivande, visto che il 17 maggio viene festeggiato a
Torino come patrono dei cuochi di tutto il mondo. Quanto agli sviluppi liquoristici, uno dei primi a pensarci fu il padovano Pezziol, nel 1840, inaugurando la lunga e fortunata stagione del Vov
(abbreviazione del dialettale vovo, uovo), promosso come “liquore zabajone confortante”.

Caratteristiche
Nella prima meta del Novecento sono numerose le aziende venete che producono le cosiddette “creme Marsala all’uovo”.
Nel nome è detto quasi tutto la preparazione infatti richieda tuorli d’uova fresche che vanno sbattuti in alcol buongusto puro e zucchero. Al composto cosi ottenuto si aggiungono vino Marsala
Fine Doc, aromi naturali e altro zucchero per ottenere il prodotto finito. Segue un periodo di affinamento in cisterna di circa nove mesi. La gradazione alcolica finale è moderata (16 gradi);
la consistenza, cremosa, e il colore, giallognolo.
RICETTA
Liquore all’uovo preparato in casa
10 tuorli, 75 ml di alcol puro
25 ml di cognac, 3 dl di latte, 25 ml di Marsala secco
1 bustina di vanillina, 400 g di zucchero a velo
Sbattete i tuorli con lo zucchero a velo e la vanillina fino a ottenere una crema densa e omogenea. Aggiungete poco alla volta l’alcol, il cognac e il Marsala secco, continuando a mescolare
con Io sbattitore, e per ultimo unite il latte. Ponete il composto in una pentola a bagnomaria e, continuando a mescolare, fate addensare la crema (almeno 10′) fino a che non si sentirà più la
consistenza dello zucchero; l’acqua del bagnomaria deve solo fremere e non bollire poiché in caso contrario potreste arrivare a cuocere le uova rovinando tutto. Fate raffreddare e riponetelo in
bottigliette conservandolo in un luogo fresco e buio, meglio se in frigorifero.
ACQUISTO
Prodotto di straordinaria popolarità. nei negozi fa la sua bella figura accanto alle bevande rigeneranti di nuova generazione. E’ presenza discreta, ma immancabile nei locali pubblici, specie
nelle zone di montagna.
STAGIONALITA’
II momento di gloria di questa bevanda liquorosa è l’inverno. Per multi sciatori di penultima generazione rappresenta un consumo quasi doveroso, con inevitabile ironia sulle sue doti
corroboranti.
CONSERVAZIONE
La gradazione alcolica per quanto moderata è garanzia di durata nel tempo. Da segnalare le bottigliette mignon, specie quelle d’epoca, che ormai sono diventate un classico del collezionismo.
Liquore al radicchio
 

Origini e storia
L’Italia ha una forte tradizione, forse anche un primate, nella produzione di liquori d’erbe. Questa tradizione affonda le sue radici nel Medioevo, quando le farmacie dei monasteri erano
depositarie del patrimonio di conoscenze della farmacopea antica, basata per lo più sull’erboristeria. Molto popolari erano le erbe “amaricanti”, accomunate da proprietà digestive e toniche,
che venivano combinate in soluzioni idroalcoliche. Alcune erbe, come la genziana, venivano raccolte allo stato spontaneo; altre, come il rabarbaro o l’assenzio, erano coltivate nei cosiddetti
“giardini dei semplici”, riferendo quest’ultimo termine, per l’appunto, ai vegetali medicamentosi.
 

Caratteristiche
Tra le specie coltivate a scopo alimentare il Radicchio Rosso di Treviso tardivo rivela insospettate virtù – stimolante delle funzioni epatiche e biliari, diuretico e leggermente lassativo,
moderatamente sedativo – giustificando il suo impiego a scopo liquoristico. La procedura è semplice perché le foglie vengono tagliate e messe a macerare per un periodo di 90 giorni in una
soluzione di acqua e alcol al 50-60%; l’infuso risultante viene poi addizionato di zucchero e portato alla gradazione finale di 27 gradi. Talune lavorazioni prevedono invece la distillazione
del macerato.
RICETTA
Liquore al radicchio preparato in casa
1 kg di radicchio rosso di Treviso tardivo
500 g di zucchero
0,5 dl di acqua
400 g di alcol
Mondate il radicchio, tagliatelo a pezzi e ponetelo a macerare nell’alcool assieme allo zucchero sciolto nell’acqua tiepida e fatta raffreddare. Chiudete il tutto in un vaso a chiusura
ermetica, per 25 giorni, agitandolo a giorni alterni. Trascorso questo tempo, filtrate con una garza e imbottigliate.
ACQUISTO
La produzione riguarda alcune importanti case liquoristiche trevigiane, che etichettano sotto marchio registrato, ma è degna di nota anche una realtà per così dire spontanea a livello di
agriturismi e di ristorazione tipica.
STAGIONALITA’
La stagione del Radicchio Rosso di Treviso tardivo va dal primo dicembre alla primavera, per quel che riguarda la produzione liquoristica, senza che questo tuttavia influenzi né la reperibilità
né le opportunità di consumo.
CONSERVAZIONE
Come tutti i liquori a notevole gradazione, non ha alcun problema di conservazione. Anzi la permanenza in bottiglia, è motivo di un progressivo affinamento delle caratteristiche organolettiche.
Liquore del Cansiglio
 

Origini e storia
Alle spalle di Vittorio Veneto le Prealpi Trevigiane si acquietano nel Cansiglio, un altopiano di natura calcarea, coperto per gran parte dei suoi 6500 ettari da una foresta di faggi, abeti e
larici, abitata da cervi e caprioli, già sfruttata dalla Serenissima per alimentare i cantieri navali dell’Arsenale di Venezia, ancor oggi demaniale, protetta da un sistema di riserve
naturali. La strada che da Vittorio Veneto sale a Fregona e a Pian del Cansiglio, dalla pedemontana alle praterie della sommità, consente di apprezzarne la straordinaria ricchezza floristica,
alla quale non sono rimasti indifferenti i liquoristi.

Caratteristiche
L’attuale formulazione del liquore del Cansiglio risale alla metà del Novecento, ma è riconducibile all’antica tradizione liquoristica degli amari alpini. Sono diciotto le varietà di bacche e
d’erbe che restano in infusione idroalcolica a freddo per tre-quattro settimane; il risultante viene torchiato, addizionato di zucchero e senza ulteriori aggiunte di aromi o coloranti viene
infine portato alla gradazione di 25 gradi. Seguono un affinamento di otto settimane in contenitori d’acciaio e l’imbottigliamento. II prodotto finale ha colore bruno, aroma fragrante e
marcato, gusto rotondo e netto.
RICETTA
Punch al liquore del Cansiglio
2 cl di liquore del Cansiglio
2 cl di rum
1 cl di Triple Sec
4 cl di acqua bollente
buccia d’arancia e limone
1 mela
Versate il liquore del Cansiglio, il rum e il Triple Sec nel bicchiere, unitevi della scorza di arancia e di limone, una fettina di mela, quindi aggiungete l’acqua bollente. Servite
decorando con piccole zeste d’arancia.
ACQUISTO
II liquore del Cansiglio è prodotto da un’ importante azienda liquoristica. Tra i più apprezzati souvenir della visita in altopiano, è reperibile nei negozi del luogo e dei comuni della sua
pedemontana.
STAGIONALITA’
Per quanto legato alla raccolta estiva di erbe spontanee, del prodotto esiste scorta tale da assicurarne la continua disponibilità. In estate si consuma fresco.
D’inverno, riscaldato, diventa gradevolmente etereo.
CONSERVAZIONE
Liquore di buona gradazione, dalla permanenza in bottiglia non ha che da guadagnare in concentrazione e morbidezza di sapore.

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