I dati dell’interscambio con l’estero nell’anno 2025

In tempi di dazi, l’export trevigiano e bellunese si difende


Economia - pubblicata il 24 Marzo 2026


Fonte: Ufficio Studi e Statistica Camera di Commercio di Treviso - Belluno

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Per Treviso la variazione tendenziale è del -0,6%, per Belluno del -0,3%.

Calo delle vendite negli USA per entrambe le province, in recupero invece i mercati Ue.

Dinamica positiva per i macchinari sia per Treviso (+3,4%) che per Belluno (+13,4%).

Treviso, 23 marzo 2026

Il commento del Presidente Mario Pozza

In base ai dati resi noti dall’Istat, nell’anno 2025 – commenta Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno|Dolomiti-  le esportazioni della provincia di Treviso sono in lieve diminuzione del -0,6%. La flessione è in attenuazione rispetto ai primi nove mesi (quando era del -1,2%) e conferma tendenze che avevamo osservato anche nelle recenti indagini congiunturali. Le aziende intervistate indicavano segnali di recupero per la raccolta ordini dall’estero proprio nell’ultima parte dell’anno.

Per Belluno – prosegue il Presidente – le esportazioni sono prossime alla stazionarietà (-0,3%). Il risultato fa media dell’andamento opposto di due importanti filiere provinciali. Le vendite sono in calo per l’occhialeria. La filiera del freddo sostiene invece l’export di macchinari e di apparecchiature elettroniche.

Per entrambe le province pesa il calo dei flussi verso il mercato statunitense. Per Treviso gli USA sono il terzo mercato per valore dell’export, per un’incidenza dell’8% sul totale export provinciale. Il calo delle vendite è stato del -8,1%, equivalente a -109 milioni di euro. Quasi metà di questa flessione è imputabile all’elettrodomestico (-45 milioni, -56,8%), un dato che viene facile associare alla stretta americana sull’acciaio. Fortunatamente, questa flessione verso gli USA viene parzialmente mitigata da crescite in altri mercati extra-Ue e da una sostanziale tenuta in ambito Ue (-0,9%).

Cali di vendite negli USA anche per il Prosecco (-6,6%, -21 milioni di euro): ma in questo caso va ricordato l’anticipo di domanda occorso nella prima metà dell’anno, per evitare la ghigliottina dei dazi, che poi si è trasformato in uno stallo del mercato, in attesa che siano smaltite le scorte accumulate.

Flessioni significative negli USA anche per il settore dei macchinari (-13,4%, -34 milioni di euro) che pur va bene a livello complessivo, e per il settore dei mobili (-12,3%, -22 milioni di euro), che soffre pure in ambito Ue (-3,4% a causa soprattutto di minori vendite nei mercati francese, spagnolo, polacco, giusto mitigate da un recupero del mercato tedesco).

Per Belluno gli Stati Uniti sono il primo mercato di sbocco: vale quasi 600 milioni di euro di export, il 12% del totale provinciale. La flessione verso gli USA è determinata dall’occhialeria. Il calo per il comparto è a due cifre: da 870 milioni di euro del 2024 a quasi 525 milioni del 2025 (-39,9%). Corrispondono a mancati flussi per oltre 295 milioni di euro, un valore importante che fa propendere, come abbiamo già detto anche negli scorsi monitoraggi, per assai plausibili ridefinizioni dell’architettura della catena globale del valore – continua Pozza. – Per effetto di questa riorganizzazione, una parte storica dei volumi export originati dalla provincia di Belluno possono essere diventati flussi estero su estero (dai Paesi asiatici di produzione ai mercati finali di consumo), o produzioni localizzate direttamente negli USA. Il tutto sommato ad una drastica riduzione della competitività sul mercato americano per i produttori più piccoli con marchio proprio, per effetto dei dazi.

È tuttavia interessante osservare – prosegue il Presidente – come le nostre aziende abbiano saputo compensare la frenata negli USA con nuove direttrici geografiche. In entrambe le province spiccano in particolare, le crescite a doppia cifra verso il Messico, e gli Emirati Arabi Uniti, questi ultimi snodo logistico per l’area del Medio Oriente, ora al centro dei nuovi scenari di guerra. Cresce l’export trevigiano verso l’India (+45,7%, +48 milioni). A questo si aggiungono segnali di ripartenza del mercato Ue: è in recupero, in particolare, l’export verso la Germania (+2,8% per Treviso e +9,0% per Belluno) e la Francia (+3,4% per Treviso e +8,2% per Belluno).

Guardando ai settori, evidenzio la tenuta dei macchinari (+3,4% a Treviso e +13,4% a Belluno) con una diversificazione geografica dei mercati che riguarda entrambe le province. Segno che, nonostante l’incertezza (o forse a causa dell’incertezza), c’è stato ancora spazio di crescita per le nostre imprese che propongono soluzioni personalizzate di impianti industriali in giro per il mondo. Oltre a quelle componenti dell’industria meccanica oggi attivate dalla filiera allargata della difesa.   

La diversificazione, negli attuali scenari, è quanto mai necessaria. E questo processo lo stiamo favorendo da tempo – conclude Pozza, anche nel suo ruolo di Presidente di Assocamerestero. – Rientro da poco da una missione in Australia, che oltre a favorire gli scambi con questo mercato, ha posto le basi per il Forum Sud-Est Asiatico che la Camera di Commercio di Treviso-Belluno|Dolomiti ospiterà a metà giugno a Treviso, proprio per aprire nuove traiettorie di business per le nostre imprese verso una delle aree a maggiore potenziale di crescita globale.

Il quadro nazionale e regionale

Nell’anno 2025 in base ai dati rilasciati dall’Istat il valore delle esportazioni nazionali è aumentato del +3,3% rispetto all’anno precedente. Una variazione analoga si osserva anche per le importazioni che, nel medesimo periodo, crescono del +3,2%.

L’andamento dell’export nazionale è il risultato di dinamiche per mercati molto diversificate.

Verso l’Unione Europea le esportazioni aumentano del +4,2%, con una crescita diffusa ai principali partner economici. Si distingue, in particolare, la Spagna che, come già osservato anche nei precedenti report, si sta rivelando un mercato estremamente dinamico e verso il quale l’incremento dell’export nazionale è a doppia cifra (+10,6%). Le esportazioni sono in recupero anche verso la Germania (+2,4%) e la Francia (+5,3%).

Al di fuori dell’Unione Europea il valore delle esportazioni aumenta del +2,4%. Risultato che fa media di una crescita dell’export verso gli Stati Uniti (+7,2%, sostenuto principalmente dalla cantieristica navale e dai medicinali/preparati farmaceutici) e verso gli Emirati Arabi Uniti (+19,7%) e l’India (+9,4%) e di una flessione, soprattutto, verso Cina e Hong Kong (-6,5%), Turchia (-23,1%) e Messico (-9,8%).

Per quanto riguarda l’andamento per territori, l’export nazionale beneficia soprattutto della perfomance positiva delle regioni del Centro, in particolare del Lazio (+9,6%) e della Toscana (+21,3%), entrambe per maggiori vendite di articoli farmaceutici, chimico medicinali e botanici, cui si aggiunge l’orafo per la Toscana. 

Per il Nord-est il lieve aumento (+2,0%) incorpora l’eccezionale risultato del Friuli-Venezia Giulia (+17,8%) riferibile alla cantieristica navale.

Per il Veneto il quadro di fondo delle esportazioni resta di sostanziale stabilità (-0,2%). Anche in questo caso è un risultato medio, nel quale trovano conferma la tenuta dell’alimentare e dei macchinari. Sostanzialmente stabile è anche l’export di bevande (+0,5%), ma il dato incorpora la flessione del prosecco trevigiano (-3,1%) ed una lieve diminuzione del comparto veronese (-0,9%). Dall’altro lato permangono difficoltà per le calzature (-7,4%) e per la concia (-5,1%). In calo anche l’occhialeria ed i mobili. 

Dal punto di vista geografico è l’Unione Europea a sostenere l’export veneto (+2,1%). Spiccano le ottime performance verso la Spagna (+7,0%) e la Polonia (+7,8%), ma sono in recupero anche mercati storici, con una crescita moderata per Francia (+2,3%) e Germania (+1,1%). Al di fuori dell’Unione Europea le vendite scendono del -3,4%, penalizzate soprattutto dal Regno Unito (-15,6%, riferibile alla cantieristica navale) e dagli Stati Uniti (-6,4%). Alla contrazione del mercato statunitense concorrono diversi comparti, a partire dall’occhialeria. Il segno negativo si accompagna anche all’export di mobili, macchinari ed elettrodomestici. Per quanto riguarda le bevande il calo riflette una fase di assestamento: dopo la corsa agli acquisti dei primi mesi dell’anno per anticipare l’introduzione dei dazi il mercato americano è ora nella fase di smaltimento delle scorte accumulate.

Anche l’export veneto verso Cina e Hong Kong sconta una flessione del -11,7%. Si distinguono, infine, perché in controtendenza positiva, e con una crescita a doppia cifra, gli Emirati Arabi Uniti (+15,3%) e l’India (+24,4%).

L’interscambio commerciale della provincia di Treviso

Per la provincia di Treviso l’anno si chiude con esportazioni per quasi 15,7 miliardi di euro, in lieve diminuzione del -0,6% rispetto al 2024. Questo risultato, in miglioramento rispetto al -1,2% dei primi nove mesi, riflette dinamiche emerse anche dalle indagini congiunturali: il campione di imprese manifatturiere segnalava, infatti, un recupero della raccolta ordini dall’estero nell’ultima parte dell’anno.

I dati evidenziano una provincia che ha saputo compensare la frenata di mercati di riferimento come quello statunitense (-8,1%, che penalizza in particolare gli elettrodomestici, le bevande, i macchinari, i mobili e gli articoli sportivi), con nuove direttrici geografiche. Spiccano in particolare, le crescite a doppia cifra verso il Messico, l’India, e gli Emirati Arabi Uniti, questi ultimi snodo logistico per l’area del Medio Oriente, ora al centro dei nuovi scenari di guerra. Parallelamente si osserva un lieve aumento del +1,0% per il mercato dell’Unione Europea, trainato dal recupero di Francia (+3,4%) e Germania (+2,8%), oltre al consolidamento di Spagna (+2,0%) e Polonia (+2,5%), mercati questi sempre più ricettivi per le esportazioni trevigiane.

Prendendo in esame i settori, il bilancio annuale premia l’export provinciale di macchinari industriali, di prodotti alimentari, di apparecchiature elettriche, di prodotti chimici, di elettronica e di articoli sportivi: per tutti le vendite sono in aumento rispetto all’anno precedente. Dall’altro lato sono in flessione i prodotti legati al sistema casa (mobili ed elettrodomestici), al tessile-abbigliamento ed alla componentistica automotive. E in flessione sono anche le vendite di bevande e di calzature. 

Per i principali settori si riportano di seguito le evidenze emerse dall’analisi per mercati.

Ripartono le esportazioni di Macchinari (+3,4%)

Questa voce si conferma la prima per valore dell’export provinciale. Le vendite all’estero di macchinari conoscono una variazione annua del +3,4%, quando risultavano pressoché stazionarie nel confronto 2024 su 2023. All’interno dell’Unione Europea spicca il recupero della domanda da parte della Germania (+12,3%), della Francia (+8,3%), accompagnato dalle ottime performance della Spagna (+11,9%) e dell’Austria (+20,4%). Al di fuori dell’Unione Europea gli incrementi più rilevanti si osservano verso gli Emirati Arabi Uniti, che hanno più che raddoppiato la domanda (+141%), e verso India (+50,9%) e Messico (+47,3%), che si consolidano come partner strategici nell’acquisto di macchinari. La nota negativa arriva dagli Stati Uniti che segnano una flessione del -13,4%, scontando l’incertezza legata alle politiche protezionistiche.

Tendenze opposte per alimentari (+11,3%) e bevande (-3,1%)

I comparti dell’alimentare e delle bevande hanno vissuto un 2025 opposto per quanto riguarda l’andamento dell’export: rispetto all’anno 2024 le esportazioni di prodotti alimentari sono aumentate del +11,3%, mentre le vendite di bevande (Prosecco principalmente) sono in calo del -3,1%, dopo un primo semestre di crescita (+10,8%) determinata dal già richiamato fenomeno dell’anticipo di domanda.

Per l’alimentare, che si è rivelato essere il settore provinciale più dinamico, le vendite si sono intensificate soprattutto all’interno dell’Unione Europea, sostenute dalla Francia (+35,8%), ma l’incremento a due cifre è diffuso alla maggior parte dei principali mercati dell’area. Le esportazioni sono invece in calo verso l’area extra-Ue27 (-5,7%), ma non per causa, questa volta, degli USA, dove il food trevigiano cresce del +10,8%. Anche nel Regno Unito la crescita delle vendite è di tutto rilievo (+28,2%). 

Nel complesso, le esportazioni del settore sono sostenute, in particolare, dal caffè (e probabilmente conta anche un effetto prezzo per il rincaro della materia prima), prodotti di pasta fresca, surgelati, lattiero-caseari, carni conservate/lavorate.

Per quanto riguarda le bevande, invece, dopo la crescita degli ultimi anni, il comparto provinciale (Prosecco principalmente) conosce una flessione delle esportazioni. A pesare, sull’andamento dell’ultimo anno, è soprattutto la flessione del mercato statunitense, il primo per valore. Le vendite verso gli Stati Uniti passano da 310 milioni di euro del 2024 agli attuali 290 milioni (-6,6%), calo legato principalmente alla gestione delle scorte accumulate nei periodi precedenti, per l’introduzione dei dazi. In diminuzione è anche l’export verso il Canada (da 47,3 a 35,9 milioni di euro; -24,0%). Le esportazioni sono, invece, in recupero, verso il Regno Unito (+5,1%) e la Francia (+12,2%).

Per lo Sportsystem restano in flessione le calzature (-2,3%), articoli sportivi al +4,1%

Una dinamica di segno opposto si osserva per lo Sportsystem: la cui filiera vede in calo l’export per le calzature (-2,3%), pur in attenuazione rispetto al risultato fortemente negativo accusato nel 2024 (-13,5%), con invece gli articoli sportivi che crescono del +4,1%.

Per la calzatura sportiva le vendite sono in diminuzione sia verso l’Unione Europea – principale area di sbocco con una quota del 70% sul totale export ed un calo del -1,6% – sia verso l’area extra-Ue27 (-4,0%). In entrambe le aree la flessione è diffusa alla maggior parte dei mercati. Si segnala, fra i principali, la Germania che vede ancora una diminuzione del -3,2%, pur in attenuazione rispetto al pesante -21,0% dell’anno precedente. In controtendenza positiva, la Francia (+9,8%) e gli Stati Uniti (+12,4%). Per il mercato americano il dato riflette un progressivo assestamento, dopo il balzo del +31,7% del primo semestre, segno di una domanda concentrata nel primo semestre per il timore dei dazi.

Per quanto riguarda gli articoli sportivi le esportazioni crescono grazie alla domanda europea (+10,6%, contro il -5,2% dell’anno precedente). Oltre ai recuperi del mercato francese (+10,3%) ed austriaco (+9,8%) ed al consolidamento di quello tedesco (+7,4%) si osservano crescite a doppia cifra verso la Polonia, i Paesi Bassi e la Spagna. Sulla flessione del -4,6% delle vendite verso l’area extra-Ue27 pesa soprattutto il mercato statunitense (-9,4%, riferibile al calo delle esportazioni nella seconda metà d’anno). Il calo dell’export verso gli USA è parzialmente bilanciato dai mercati canadese e svizzero, cui si aggiunge la crescita esponenziale negli Emirati Arabi Uniti, seppur su volumi ancora di nicchia.

Per il Sistema Casa in calo mobili (-5,2%) ed elettrodomestici (-5,1%)

Le esportazioni provinciali di mobili e di elettrodomestici conoscono una flessione analoga: è del -5,2% per i primi e del -5,1% per i secondi.

Oltre la metà del calo complessivo dell’export di mobili è determinato dai primi due mercati infra-Ue27 ed extra Ue27. Per la Francia le vendite passano da 353 milioni del 2024 agli attuali 324 milioni (-8,0%). Per gli Stati Uniti pesa la nuova politica protezionistica: il valore delle esportazioni passa da 175 milioni agli attuali 154 milioni (-12,3%, che corrispondono a -21,3 milioni di mancati flussi rispetto all’anno 2024).

Nonostante la flessione complessiva, tuttavia, il mobile trevigiano registra un recupero, parziale, nel mercato tedesco (+3,6%) e russo (+31,5%). Si consolida, infine, l’export di mobili verso il Canada (+25,6%).

Il comparto degli elettrodomestici soffre principalmente la contrazione del mercato statunitense. Verso gli USA le vendite si sono più che dimezzate: da 80 milioni del 2024 agli attuali 34,4 milioni di euro (-56,8%, per mancati flussi di oltre 45 milioni). Però, a parziale compensazione, si registrano crescite export interessanti verso altri mercati extra-Ue, in particolare verso il quadrante dei mercati arabi e del medio-oriente. In sostanziale tenuta l’export verso l’UE (-0,9%) con performance molto positive verso Francia (+25,2%), lieve recupero in Germania (+2,4%), ma anche importanti flessioni in Spagna (-21,4%) ed in Austria (-31,8%).

Per Sistema Moda e Automotive dinamica ancora in flessione

Il tessile-abbigliamento è il settore che sconta le maggiori difficoltà (-8,1%), con cali diffusi dell’export quasi ovunque (Germania -16,0%, Francia -12,9%). Si discosta perché in controtendenza positiva, la tenuta della Romania (hub produttivo).

Per l’automotive le esportazioni sono ancora in calo del -3,3%, in attenuazione rispetto al -11,0% dell’anno precedente. Sul calo della componentistica trevigiana pesa la flessione verso l’area extra Ue27 (-6,6%) e, in particolare, verso il mercato britannico (-32,5%). Per l’Unione Europea il calo è delle vendite è del -1,8%, determinato dalla crisi del comparto tedesco (-6,2%) e francese (-7,2%). Tuttavia, si osserva una brillante controtendenza positiva verso la Spagna (+39,2%), che diventa un mercato di sbocco sempre più rilevante. 

Gli acquisti provinciali dall’estero delle imprese trevigiane nell’anno 2025 ammontano ad 8,8 miliardi di euro e sono in aumento del +7,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

L’interscambio commerciale della provincia di Belluno

Nell’anno 2025 le esportazioni della provincia di Belluno superano i 5 miliardi di euro. Il bilancio finale segna una sostanziale stabilità con una variazione del -0,3%, rispetto al 2024. Questo risultato fa media di tendenze opposte che caratterizzano le due filiere provinciali, quella dell’occhialeria e quella della catena del freddo (macchinari e componentistica elettronica di controllo), che da sole rappresentano l’86,5% dell’export bellunese.

Da un lato, l’occhialeria sconta una riduzione delle vendite all’estero del -5,2%, per minori flussi corrispondenti a quasi -200 milioni di euro rispetto alla performance del 2024. Dall’altro lato, l’export collegato alla filiera del freddo conosce un aumento del +13,4% per le apparecchiature meccaniche (+56 milioni), cui si aggiunge una crescita più che raddoppiata per le vendite di prodotti di elettronica (+115,6%, da 124 a 267 milioni di euro): un exploit già in parte preannunciato dalla variazione tendenziale ai primi 9 mesi (+79,3%) ma ora ulteriormente rafforzato, che invita ad indagarne le ragioni. Vediamo più nel dettaglio i numeri sottostanti queste due tendenze.

Come noto, l’occhialeria rappresenta quasi i 3/4 del totale export bellunese. La variazione annua del -5,2% è determinata soprattutto dalla forte flessione dei flussi verso il mercato USA (-39,9%), che passano così dagli 871 milioni del 2024 agli attuali 524 milioni di euro. In valori assoluti l’ammanco è di -348 milioni di euro: come evidenziato nei precedenti report, di fronte a tale ordine di grandezza difficile non pensare anche a riorganizzazioni di filiera su scala globale, accelerate dal fattore dazi. Naturalmente, per le imprese che hanno questi margini di manovra. Con effetti visibili sul basso grado di saturazione della capacità produttiva fra le imprese posizionate nel mezzo della filiera dell’occhiale (vedi report sull’indagine congiunturale del manifatturiero relativa al quarto trimestre 2025, sempre pubblicato nel sito camerale). 

Il bilancio annuo complessivo dell’export di occhiali nei mercati extra-Ue viene in parte mitigato da incrementi significativi delle vendite verso il Regno Unito (+4,5% corrispondente a +11 milioni), il Messico (+10,6%, +20 milioni), la Turchia (+6,5%, +12 milioni) e Israele (+20,5%, da 27 a 33 milioni).

Positivo l’andamento sul mercato Ue27 (+8,7%, +130 milioni). In particolare, conoscono una crescita a doppia cifra le vendite verso Spagna (+14,9%, +36 milioni)) e Paesi Bassi (+18,1%). Buono anche il recupero verso la Germania (+6,3%, +17 milioni).

I dati export relativi alla filiera del freddo raccontano, come si anticipava, una storia diversa. In prima battuta, l’incremento del +13,4% risulta sostenuto maggiormente dalle vendite in ambito extra-Ue (+18,7%) che da quelle infra-Ue (+10,5%). E fra i mercati extra-Ue, raddoppiano le vendite negli USA (+100,6%, con flussi che passano dai 10,4 ai 20,9 milioni). Attenzione però alle distorsioni statistiche introdotte dal fenomeno dell’anticipo di domanda prima dell’entrata in vigore dei dazi. Questo settore, infatti, nella fotografia ai primi sei mesi evidenziava già una variazione tendenziale dell’export verso gli USA del +300%, portando già allora il livello delle vendite a 15 milioni di euro. Dunque, il raddoppio contabilizzato a fine 2025 è figlio di un’accelerazione export tutta concentrata nei primi sei mesi.

Accanto a questa specifica traiettoria, disturbata con tutta evidenza dalla questione dazi, si segnalano incrementi export significativi anche verso il Regno Unito (+18,4%, +5 milioni), verso i mercati arabi (EAU e Arabia Saudita, +4,8 mln di euro), verso l’Australia (da 4 a 10 milioni). 

Importanti anche le crescite export verso i mercati Ue (a parte la Francia): del +10,1% in Germania, del +8,8% in Spagna, con variazioni ancor più sostenute verso i Paesi dell’Est.

Filiera del freddo, in provincia di Belluno, significa anche apparecchiature elettroniche di controllo. Il cui export, come anticipato, più che raddoppia rispetto al 2024 (+115,6%, +143 milioni di euro). Tutto merito della filiera? In buona parte sì, per quanto ci è stato possibile verificare. Il monitoraggio delle temperature e l’integrazione dei vari macchinari richiedono sempre più sofisticati sistemi elettronici di controllo e connessione. Ma non si esclude che una quota parte, minoritaria ma significativa, di questi flussi possa essere riferibile anche ai nuovi prodotti dell’occhialeria con tecnologia integrata, riconducibili agli apparecchi elettrici ed elettronici per la trasmissione dati o agli apparecchi elettromedicali, segmenti che comunque appartengono alla più generale divisione Ateco 26, che riguarda appunto i prodotti di elettronica. La catena del freddo bellunese è in trend positivo, e questo ha certamente riflessi positivi anche sulle apparecchiature elettroniche. Ma a fronte di questa dinamica così dirompente e diffusa su quasi tutti i principali mercati di sbocco, viene insomma naturale ipotizzare, col consueto beneficio del dubbio, un fattore di discontinuità rispetto al passato, tutto da monitorare per il futuro.

A fronte di questi interessanti elementi di novità nelle traiettorie export bellunesi, il bilancio di fine anno lo possiamo chiudere citando le dignitose performance del settore alimentare (+17,1%, +10 milioni di euro) e del settore chimico-farmaceutico (+6,7%).

L’import bellunese complessivo è cresciuto nel 2025 del +5,3%. Ma risultano in flessione (-7,3%) gli input per la filiera dell’occhialeria (-38 milioni di euro), altro indizio relativo ai cambiamenti negli assetti di filiera. Torna ad aumentare di molto l’import di legname: dopo due anni in cui gli acquisti si erano assestati attorno agli 11,5-12,5 milioni di euro, il 2025 si chiude con un incremento dell’importazione di legname del +87,5%, per acquisti che sfiorano i 22 milioni di euro.

Le esportazioni del Veneto, di Treviso e di Belluno verso gli Stati Uniti

Gli Stati Uniti rappresentano uno dei principali partner economici del Veneto e delle province di Treviso e di Belluno. Per il Veneto e per Treviso è il terzo per importanza dell’export; per Belluno è il primo. Si ritiene, dunque, necessario monitorare l’evoluzione dei flussi commerciali verso questo mercato alla luce delle crescenti barriere protezionistiche messe in campo dall’amministrazione americana.

Queste misure non rappresentano solo un costo diretto, ma generano un clima di instabilità decisionale. Molte aziende, infatti, hanno inizialmente risposto con una strategia di “anticipo”, ovvero di accumulo di scorte nei magazzini americani prima dell’entrata in vigore dei dazi, cui è seguito un fisiologico calo degli ordini nei trimestri successivi. Nel lungo periodo, inoltre, diverse realtà potrebbero valutare di spostare la produzione direttamente sul suolo americano per aggirare le barriere doganali.

Si ricorda per memoria che il 10 febbraio 2025 era entrato in vigore un dazio del 25% su acciaio e alluminio, e ad agosto gli USA e l’Unione Europea avevano raggiunto l’accordo per una tariffa al 15% per la quasi totalità dei prodotti europei importati negli Stati Uniti (inclusi mobili e alimentari). 

Questa tariffa è stata in seguito dichiarata illegittima dalla Corte Suprema americana e dal 24 febbraio, e fino al 24 luglio 2026, le politiche commerciali statunitensi prevedono, a meno di ulteriori revisioni, un’aliquota al 10% per la maggior parte dei beni manifatturieri importati dall’Unione Europea. 

Per settori considerati strategici dall’amministrazione americana le tariffe sono ancora più elevate e si sono inasprite nell’ultimo anno. Per acciaio ed alluminio l’aliquota è al 50%, e colpisce anche i prodotti derivati e le apparecchiature meccaniche che utilizzano questa materia. Anche per il mobile la struttura tariffaria è più complessa a causa della protezione specifica sulla filiera del legno: all’aliquota base del 10% si applica un ulteriore 5% per le forniture in legno, con la possibilità che venga applicata una tariffa al 50% in presenza di parti metalliche rilevanti. 

Con questa, doverosa premessa, si prendono in esame i dati dell’interscambio regionale e provinciale con gli Stati Uniti, rilasciati dall’Istat per l’anno 2025.

Per il Veneto le vendite verso gli USA hanno superato i 6,8 miliardi di euro, per un’incidenza dell’8,5% sul totale provinciale. Rispetto all’anno 2024, le esportazioni regionali verso questo mercato hanno subito una contrazione del -6,4%, che corrisponde a minori flussi per quasi 463 milioni di euro. Buona parte del calo è determinato dall’occhialeria, comparto che sconta una riduzione delle vendite del -28,7% (da 1,2 miliardi del 2024 a quasi 875 milioni del 2025). Sono in diminuzione, del -3,1%, anche i macchinari, prima voce per export regionale, ed i mobili (-15,8%). Scendono del -4,6% anche le esportazioni di bevande, risultato riferibile alla necessità di smaltire le scorte accumulate nella prima parte dell’anno per il timore dei dazi. Sono invece in recupero le vendite di prodotti tessili (da 186 milioni a 290 milioni, +56,1%).

Per la provincia di Treviso l’export verso gli Stati Uniti vale oltre 1,2 miliardi di euro, pari al 7,9% del totale provinciale, ed è in calo del -8,1% sull’anno precedente. Quasi la metà della flessione è determinata dagli elettrodomestici (-45,3 milioni; -56,8%), un dato che, come già osservato, viene facile associare alle restrizioni imposte sull’acciaio dall’amministrazione americana.  Una riduzione delle esportazioni si osserva anche per le prime quattro voci, che da sole realizzano il 60% delle vendite provinciali oltre oceano: le bevande, i macchinari, i mobili e gli articoli sportivi. Fra queste voci le flessioni più consistenti si osservano per i macchinari (-13,4%; -33,6 milioni di euro) e per i mobili (-12,3%; -21,6 milioni). Per le bevande (fondamentalmente Prosecco) il calo è del -6,6% (-20,5 milioni) e del -9,4% per gli articoli sportivi (-7,6 milioni): per entrambi riferibile alla necessità di smaltire le scorte accumulate nella prima metà. In controtendenza positiva le calzature che crescono nell’anno del +12,4%. Ma anche in questo caso è frutto di un’accelerazione delle vendite tutta concentrata nei primi sei mesi dell’anno, quando crescevano del 31,7% per il timore dei dazi. Verso gli USA crescono, infine, i prodotti legati all’alimentare (+10,8%).

Per la provincia di Belluno il mercato USA vale quasi 600 milioni di euro di export (pari all’11,9% del totale). L’andamento su base annua delle esportazioni è in negativo del -35,5%. Come noto il risultato è determinato dall’occhialeria, che realizza quasi il 90% dell’export bellunese verso questo mercato. Per il comparto il calo è significativo: da 871 milioni di euro del 2024 agli attuali 524 milioni (-39,9%, per minori flussi di oltre 296 milioni di euro). Come già detto, questa riduzione così significativa è riferibile a cambiamenti strutturali della filiera, forse anticipati dalle recenti politiche commerciali.

Se i flussi export di occhialeria verso gli USA si ridimensionano, dall’altro lato aumentano quelli dei macchinari e dei prodotti di elettronica e sensoristica (voci per buona parte riferibili alla filiera del freddo, un’altra eccellenza della provincia bellunese). Per i macchinari l’aumento è del +100,6%. Tuttavia, come già osservato, è una performance realizzata nella prima metà dell’anno, quando le vendite avevano subito un’accelerazione del +300%, facendo propendere dunque per un anticipo di domanda prima dell’introduzione dei dazi. Un significativo incremento, infine si osserva per i prodotti di elettronica/sensoristica (+114,8%).

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