L’Agenda 2030 nelle province di Treviso e Belluno

Un convegno sul nostro posizionamento sociale ed ambientale per raggiungere lo sviluppo sostenibile


Corsi e convegni - pubblicata il 23 Aprile 2025


Fonte: ufficio stampa Presidenza della Camera di Commercio di Treviso - Belluno|Dolomiti

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Il 27 marzo scorso alla Camera di Commercio si è tenuto un importante convegno con la presentazione di dati territoriali, relativi alle due province di Treviso e di Belluno, in merito al nostro posizionamento per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 dell’ONU, ancora molto lontani a livello globale. Poiché l’argomento è essenziale per le valutazioni di coloro che intendono investire o lavorare a Treviso, rispetto alla scelta di eventuali altre aree alternative, si riportano alcuni contenuti principali per le Rubriche “Investire a Treviso e Belluno” e “Che ne dici di lavorare a Treviso e Belluno?”.

 

La visione europea della sostenibilità ed il posizionamento delle due province

Già nei saluti istituzionali di Ivo Nardi (Osservatorio Economico Sociale), Giorgio Santini (AsVeSS) e Romano Tiozzo (Camera di Commercio) sono emerse le principali problematiche dell’Agenda 2030 e l’importanza di monitorarle a livello territoriale, non solo per sapere a che punto siamo, ma anche per impegnarci localmente a raggiungere gli obiettivi previsti per il 2030, che certamente sono sfidanti e che trovano ancora molti ostacoli.

Poi, Roshan Borsato, docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha posto in evidenza le strategie comunitarie verso la neutralità climatica e la leadership digitale, per cui siamo all’avanguardia nel mondo con particolare riferimento ai brevetti industriali in tutte le tecnologie sostenibili (eccetto che nel cloud computing e nei big data). I pilastri di questa trasformazione digitale sono: l’economia circolare e sostenibile; l’innovazione ed il capitale umano; il rafforzamento dell’economia strategica.

Il Piano per la sostenibilità europea richiede ancora circa 260 miliardi di euro all’anno, mentre quello per la digitalizzazione (soprattutto per connettività e rete 5G) prevede circa 65 miliardi di euro annuali. Ma questi imponenti finanziamenti pubblici non bastano per gli ambiziosi obiettivi previsti al 2030 e quindi bisogna stimolare pure gli investimenti privati per un totale di fondi complessivi (pubblici + privati) pari a 750 – 800 miliardi annui (cifra che rappresenta dal 4,4 al 4,7% del PIL europeo).

In Italia, per la realizzazione del Programma di azione nazionale per la coerenza di politiche per lo sviluppo sostenibile, è prevista una governance multilivello, anche sotto l’aspetto territoriale, e quindi è importante conoscere a fondo la situazione locale, come si discuterà proprio in questo convegno.

La seconda relazione è stata tenuta da Matteo Mascia, coordinatore regionale di AsVeSS (l’Associazione Veneta per lo Sviluppo Sostenibile, collegata all’Alleanza dello Sviluppo Sostenibile nazionale, ASviS), il quale si è concentrato sul tema principale, relativo al posizionamento di Belluno e Treviso rispetto agli obiettivi dell’Agenda 2030.

Per quanto riguarda la provincia di Treviso, nessun obiettivo verrà raggiunto entro quell’anno, ma stiamo andando verso la direzione giusta nel tasso di occupazione e degli inattivi (obiettivo 8), nei rifiuti urbani pro-capite (obiettivo 12) e nel consumo di suolo (obiettivo 15). E’ invece sostanzialmente stabile (e quindi insufficiente) l’indice di sovraffollamento degli istituti di pena (goal 16), mentre si allontanano addirittura dall’obiettivo alcuni indici rispettivamente dei goal 5,7 e 11. Ma su quest’ultimo aspetto e su altri non indagati tutto dipende dalla disponibilità e significatività di alcuni dati, per cui ci sarà bisogno di ulteriori rilevazioni.

Le tendenze in provincia di Belluno, invece, hanno presentato progressi più significativi (per cui si presume che alcuni obiettivi verranno raggiunti nel 2030): l’energia elettrica da fonti rinnovabili (goal 7) ed il contenimento giornaliero delle polveri sottili PM 10 (goal 11). Vanno pure nella giusta direzione i progressi negli obiettivi 5,8 e 15, mentre sono stati rilevati progressi insufficienti nel tasso di occupazione ed un peggioramento in alcuni indicatori dei goal 11,12 e 16.

Successivamente si è tenuto il primo Focus sui giovani ed, in particolare sui NEET (Not in Education, Employement or Training), cioè sui giovani dai 15 ai 29 anni che non studiano e non lavorano. Si tratta di un problema particolare delle società avanzate, nelle quali ai giovani disoccupati (che cercano lavoro e non lo trovano) si aggiungono (e sono numericamente superiori) anche quelli che non studiano e nemmeno cercano lavoro per vari motivi. Tra questi, non si distinguono soltanto soggetti che incontrano ostacoli concreti al lavoro per salute o necessità familiari, ma anche persone in attesa di qualche opportunità futura e soprattutto giovani impegnati in attività non formali (lavoro illecito od addirittura illegale).

L’intero insieme dei giovani inattivi nel 2023 è stato calcolato nelle seguenti percentuali (in rapporto alla relativa popolazione):

  • 11,2% nella media dei 27 Paesi dell’UE;
  • 16,1% in Italia;
  • 10,5% nel Veneto;
  • 11,6% in provincia di Treviso;
  • 5,2% in provincia di Belluno.

Dall’indagine territoriale effettuata, si tratta di persone di ogni livello sociale (e non soltanto persone svantaggiate o fragili) e tale situazione dipende dalle particolarità territoriali, dall’aiuto più o meno concreto delle famiglie, ma anche dall’atteggiamento individuale di ciascuno. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, si possono rilevare tre categorie di soggetti:

  • i confusi, che non sanno trovare un’attività a loro consona;
  • i distratti, da varie circostanze, ma tra le quali predominano pure esigenze obiettive di cure familiari, soprattutto per le donne);
  • gli alienati, per scoraggiamento o per illegalità.

Gli inattivi sono soprattutto: stranieri, donne madri o con altri impegni familiari e persone con basso titolo di studio. I rimedi vanno calibrati proprio sul superamento delle difficoltà insite in queste situazioni oggettive.

L’argomento è stato esposto da Elisabetta Lamon, ricercatrice dell’AsVeSS, ed è stata pure illustrata una best practice al riguardo da parte di Ivano Curtolo, coordinatore del progetto Cooperativa Sociale La Esse.

Il secondo Focus ha riguardato l’energia ed i suoi effetti connessi sulla sostenibilità. Anche in questo caso si è tenuta una relazione sull’argomento ad opera di Federico Zanon, project manager della Fondazione Fenice, accompagnata da una descrizione pratica su alcune configurazioni di autoconsumo di energia sostenibile da parte di Giovanni Piccoli, presidente del Centro studi bellunese.

La relazione ha presentato i dati delle energie rinnovabili presenti nei due territori anche in relazione ai relativi consumi energetici totali. Nella provincia di Treviso, la copertura della produzione da fonti rinnovabili, nell’anno 2022, si è aggirata intorno al 20 per cento dei consumi ed è risultata composta nell’ordine da: idroelettrico, fotovoltaico e bioenergie (ma con il solo fotovoltaico in crescita). Nel bellunese, invece, le rinnovabili sono state addirittura maggiori dei consumi locali per quasi il 150 per cento, ma in passato sono arrivate addirittura al 300%. Ovviamente ciò dipende dalle centrali idroelettriche alpine, che sono state ancor più sfruttate in precedenza e che comunque ora continuano a soddisfare il complessivo fabbisogno locale, mentre la produzione aggiuntiva, anche per la presenza crescente delle altre rinnovabili, viene pure esportata in altre zone del Paese.

Pertanto, le prospettive future per Treviso devono essere individuate nell’espansione del fotovoltaico, che ovviamente avrà pure bisogno di grandi sistemi di accumulo per la gestione dei flussi solari non programmabili. Per Belluno, invece, dato che l’idroelettrico non è espandibile in misura apprezzabile e che comunque i fabbisogni sono già ampiamente soddisfatti, anche una valorizzazione della risorsa forestale in funzione bioenergetica potrebbe ulteriormente accrescere le forniture di rinnovabili in altre aree ampiamente predominate da energie fossili.

Le conclusioni del convegno sono state tratte da Renato Chahinian, già segretario generale della Camera di commercio di Treviso ed autore del volume “Agenda 2030: come fare. Integrare crescita economica, sviluppo sociale e sostenibilità ambientale”, edito da Guerini e Associati (al riguardo, si veda l’articolo di Trevisobellunosystem dell’1 ottobre 2024).

Il relatore ha riepilogato i principali concetti emersi nei diversi interventi, sottolineando l’importanza di analisi territoriali sulla sostenibilità perché ogni territorio ha il suo percorso specifico da compiere in relazione alle sue particolari caratteristiche ed i dati possono essere molto diversi rispetto a quelli circolanti sulla situazione mondiale, europea e nazionale (che già sono molto discordanti tra loro). Inoltre è da sottolineare che non possiamo farci carico di tutti i mali del mondo e quindi ciascuno di noi è responsabile prioritariamente del posizionamento sostenibile nel suo territorio. Le Camere di commercio, per la loro competenza a livello provinciale, sono, unitamente alle Province, gli enti più idonei per guidare uno sviluppo sostenibile locale che parte dal basso, anche se molte tendenze di Organi territorialmente superiori non sempre sono sensibili a queste problematiche.

Per quanto riguarda alcuni aspetti particolari emersi, che si possono pure interpretare alla luce del suo libro, il relatore ha indicato che:

  • la stessa Costituzione, all’art. 4, prevede non soltanto un diritto al lavoro, ma anche un dovere di ogni cittadino di svolgere qualche attività utile al progresso della propria società, mentre non c’è mai stata alcuna norma applicativa per questo secondo aspetto;
  • l’obiettivo 8 è risolutivo per tutti gli altri obiettivi sociali, in quanto la piena occupazione dignitosa è fonte di crescita economica (perché permette una collaborazione più produttiva e competitiva tra lavoratore ed impresa) e parallelamente supera buona parte dei problemi sociali (in quanto la remunerazione dignitosa abbatte significativamente la povertà, la fame, l’ignoranza, le disuguaglianze e la disoccupazione delle donne e di altri soggetti svantaggiati);
  • l’obiettivo 7 sull’energia pulita per tutti risolve pure, di conseguenza, i problemi del cambiamento climatico, della biodiversità e della sostenibilità territoriale;
  • tutti gli investimenti sostenibili, se ben gestiti, possono dare un profitto più modesto durante la fase iniziale della transizione, ma consentiranno il massimo profitto nel lungo termine (entro il 2050).

 

La chiusura dei temi del convegno è stata affidata a Paolo Gurisatti, esperto nel Comitato tecnico scientifico di AsVeSS, il quale ha portato altri elementi concreti e determinanti a sostegno del percorso virtuoso verso uno sviluppo sostenibile locale ed ha evidenziato la necessità di proseguire su questa strada, che si presenta come l’unica percorribile per rimanere al riparo da tante avversità che si prospettano all’orizzonte.

Agenda 2030. Come fare: integrare crescita economica, sviluppo sociale e sostenibilità ambientale

Leggi l’articolo sul nuovo libro del Dott. Renato Chahinian qui

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