Manifatturiero ancora debole La congiuntura nel quarto trimestre 2024

Ancora in flessione a Belluno. A Treviso il lieve aumento è in parte sostenuto da segnali di ripartenza di alcuni settori, in particolare del legno e mobile. Persiste tuttavia la contrazione per la filiera dell'automotive e per il sistema moda.


Economia - pubblicata il 10 Marzo 2025


Fonte: ufficio studi e statistica della Camera di Commercio di Treviso Belluno|Dolomiti

Il commento del Presidente Mario Pozza

I dati del quarto trimestre 2024 evidenziano per il manifatturiero trevigiano una lieve inversione di segno della produzione (+1,1%) su base tendenziale, che si estende anche agli altri indicatori, con la medesima intensità. Ma più elementi mi portano a pensare che si tratti giusto di un “fuoco di paglia”, sorretto da qualche settore in ripartenza (su tutti il legno arredo) ma anche da un confronto con un periodo, il quarto trimestre 2023, in cui la decelerazione del ciclo era più pronunciata – questo il primo commento di sintesi del Presidente della Camera di Commercio di Treviso-Belluno, Mario Pozza.

Questo mio scetticismo trova conferma nei dati relativi al manifatturiero bellunese dove la produzione resta ancora in territorio negativo (-1,1%) – prosegue il Presidente – e si porta dietro una performance negativa anche nel fatturato e nella raccolta ordini dal mercato interno. Si registra solo una fiammata sugli ordinativi esteri, che per carità è un bene nel momento in cui sembra riguardare imprese leader dei settori chiave bellunesi (occhialeria e catena del freddo). Ma anche questo dato pare poi non proiettarsi nel tempo, vista la cautela espressa dagli imprenditori per il primo trimestre 2025 proprio con riferimento alla domanda estera.

Restano invariate le criticità di fondo che hanno permeato questi ultimi trimestri. In particolare, assume sempre più una valenza strutturale la crisi tedesca legata all’automotive, che muove un indotto di 400 miliardi di euro solo in Germania e che ha ramificazioni importanti qui nel nordest. Rimane in negativo anche il sistema moda. E stazionario resta l’andamento della produzione per i macchinari a conferma di come resti bassa la propensione agli investimenti.

E poi è da considerare – prosegue il Presidente – tutto quello che adesso può discendere dalla visione mercantilista della nuova amministrazione americana, nel quadro dei radicali mutamenti che stanno riguardando gli equilibri mondiali. Speriamo che l’Unione europea torni ad esprimere un’agenda politica ed economica e sostenga fattivamente, non con aggravi burocratici come ha detto Draghi, la transizione ecologica e digitale. Noi, come amministratori di istituzioni per il territorio, ce la metteremo tutta per sostenere le imprese in questa fase particolarmente complessa.

Dobbiamo mettere in atto nuove strategie. Non è più sufficiente, infatti, – conclude Pozza – guardare solo a nuovi mercati per il nostro export, ma dobbiamo ripensare alle nostre produzioni, orientandole verso le nuove frontiere del manifatturiero. Le nostre imprese, pur operando in settori tradizionali, possono evolversi verso nuovi modelli produttivi e innovativi. Ne sono un esempio alcune aziende dell’automotive, oggi in crisi, che hanno saputo riconvertire il proprio know-how nel settore aerospaziale. Durante il tour di Assocamerestero a Singapore, ho riscontrato un’alta considerazione per il manifatturiero italiano, con un interesse e un’attesa di collaborazioni che superano le nostre previsioni. È il momento di avere il coraggio di fare nuovi passi. La Camera di Commercio, insieme al sistema camerale e Assocamerestero è al vostro fianco per accompagnarvi in questo percorso di crescita e trasformazione. 

Il quadro internazionale e nazionale

Nel 2024 l’economia globale ha continuato a crescere agli stessi ritmi dell’anno precedente, ma con divari importanti da paese a paese, che riguardano sia l’intensità della crescita che la tenuta sulle aspettative.

Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (Outlook di gennaio 2025), il PIL mondiale è aumentato del +3,2% nel 2024, più o meno in linea con quanto previsto un anno fa. Inferiore alle aspettative, invece, è stata la crescita in Cina (+4,8%): condizionata da un rallentamento dei consumi interni solo in parte compensato dalla dinamica delle esportazioni. Anche l’India, restando alle “economie emergenti”, ha rallentato più del previsto (dal +8,2% del 2023 al +6,5% del 2024), soprattutto per effetto di una decelerazione nelle attività industriali. Importanti asimmetrie emergono poi nell’ambito delle economie avanzate: lo slancio degli Stati Uniti è rimasto robusto e persino superiore alle aspettative, con un PIL in crescita del +2,8% contro una previsione del +2,1%. Mentre è rimasta alquanto debole la crescita nell’area euro (+0,8%), nonostante l’allentamento delle tensioni inflazionistiche. Pesa, ovviamente, la crisi tedesca: il PIL della Germania risulterà in flessione anche nel 2024 (-0,2%) dopo il segno negativo già registrato nel 2023 (-0,3%). L’Italia si mantiene sulla linea del galleggiamento (+0,6%). Fa decisamente meglio la Spagna (+3,1%).

Ulteriori freni alla crescita dell’area euro sono da ricondursi, come Draghi ha di recente sottolineato, all’eccesso di regolamentazione (veri e propri “dazi interni”), al costo dell’energia, alle non risolte dipendenze da alcuni approvvigionamenti strategici, resi critici dai cambiamenti geopolitici in atto; che poi si ripercuotono, in negativo, anche nel cammino verso la transizione energetica (vedi la perdita di competitività dell’industria automobilistica tedesca, e di tutta la filiera europea collegata, Italia compresa, rispetto ai cinesi sulla partita della mobilità elettrica).

Incertezza geopolitica, costo del denaro elevato (la graduale discesa dei tassi di interesse è iniziata solo nella seconda metà del 2024) e non pieno utilizzo della capacità produttiva nel manifatturiero europeo hanno frenato anche gli investimenti. In Italia, sulla dinamica degli investimenti, ha probabilmente pesato anche la scarsa appetibilità del piano “Transizione 5.0”, pensato proprio per sostenere la trasformazione digitale e green delle imprese, ma le cui procedure burocratiche alquanto gravose hanno finora determinato un tiraggio molto basso rispetto alle risorse disponibili. Per ovviare a questa situazione, già il Mimit ha varato alcune semplificazioni nell’accesso al Piano.

A completezza del quadro macroeconomico va evidenziata una propensione da parte delle famiglie di ricostruire il risparmio intaccato dal rincaro pregresso dei prezzi, ed un cambio nelle abitudini e negli stili di vita, che ha finora privilegiato l’acquisto di servizi, piuttosto che di beni di consumo, penalizzando in particolare i prodotti legati al sistema moda.

Questa è la cornice nella quale si inquadrano i dati di fine anno dell’industria manifatturiera veneta di seguito commentati. Inutile dire che si tratta di una cornice interpretativa destinata ad un rapido aggiornamento, nel momento in cui capiremo meglio le intenzioni di Trump sulle politiche commerciali e come si andranno a ridefinire i nuovi equilibri mondiali.

 

 

 

 

(…) continua in allegato

 

 

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