I dati dell’interscambio con l’estero nei primi tre mesi dell’anno 2024

Export Veneto in calo del -5,1% su base annua, ma il confronto è con un periodo ancora di crescita sostenuta anche dalla componente “prezzi”


Economia - pubblicata il 21 Giugno 2024


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Fonte: ufficio stampa Presidenza della Camera di Commercio di Treviso Belluno|Dolomiti

 

Stesse tendenze anche per Treviso (-6,3%) e per Belluno (-4,6%). Soffre, in particolare, a Treviso il sistema moda, in flessione i macchinari in entrambe le province.

 

Treviso,18 giugno 2024

 

Il commento del Presidente Mario Pozza

“Nel primo trimestre 2024 le esportazioni venete, trevigiane e bellunesi sono accomunate da una dinamica, su base annua, con segno negativo – commenta Mario Pozza, Presidente della Camera di Commercio di Treviso e Belluno|Dolomiti. – Analogo andamento negativo si registra per l’export lombardo ed emiliano. È dunque un risultato che va collocato nel più ampio contesto di una debolezza della domanda internazionale: ai conflitti ancora aperti, si somma il calo del potere d’acquisto delle famiglie e l’incertezza sugli investimenti futuri, penalizzati da tassi di interesse ancora elevati, nonostante un primo segnale di riduzione da parte della BCE.

I dati negativi del primo trimestre 2024 sono peraltro enfatizzati – continua il Presidente – dal ridotto periodo di osservazione come anche da un termine di confronto (il primo trimestre 2023) ancora ampiamente positivo, con variazioni sostenute, al tempo, dal rialzo dei prezzi. 

Detto questo, bisogna prendere atto dei numeri e interpretarli con la giusta tara – prosegue Pozza -: l’export veneto registra una variazione negativa del -5,1% in valori, che però diventa del -1,4% in quantità. Si consideri che un anno fa, nel primo trimestre 2023, la variazione su base annua delle quantità esportate era del -6,7% (gli ordini esteri erano già fortemente in calo in quel periodo) a fronte però di una crescita in valori che si manteneva al +8,5%.

Questi dati – commenta il Presidente – fanno ben capire come l’attuale dinamica dell’export risulti ancora condizionata dalla concatenazione di shock recenti: debolezza della domanda internazionale che segue una situazione di effervescenza post pandemia, listini dei prezzi sulle montagne russe (ieri al rialzo per trasferire a valle i maggiori costi degli input, oggi in fase di normalizzazione), minore potere d’acquisto dei consumatori per effetto dell’inflazione stessa. Tant’è che se, di brutto, confrontiamo l’attuale valore export del Veneto (19,9 miliardi di euro) con quello del primo trimestre 2019 (“anno di grazia” lontano dai vari shock), notiamo un incremento del +25,8% (certo, in valori correnti).

Queste tare non vanno intese in termini consolatori – ci tiene a sottolineare il Presidente –. Alcuni settori presentano andamenti negativi sia in termini di valori che in termini di quantità. È il caso dei macchinari, prima voce export per il Veneto che, rispetto al primo trimestre 2023, scende con la stessa intensità sia in valori (-5,3%) che in quantità (-7,6%).

A livello di territori le esportazioni trevigiane flettono del -6,3% nel trimestre attuale, contro un +5,4% dello scorso anno, e quelle bellunesi del -4,6%, contro il +17,4% dello scorso anno.

I macchinari, prima voce anche dell’export trevigiana, accusano una flessione tendenziale del -4%, che tuttavia va confrontata con una crescita ancora molto sostenuta (+19,8%) registrata lo scorso anno. Diversa storia per il sistema moda che, invece, conosce una flessione molto più accentuata: è del -16,2% per il tessile-abbigliamento, e del -21,2% per le calzature. Con tali flessioni viene vanificato il recupero del 2023: i due settori vanno a posizionarsi al di sotto dei risultati del primo trimestre 2019 (-6,6% per il tessile-abbigliamento; -10,4% per le calzature).

Per Belluno l’occhialeria tiene, con l’export che si colloca poco al di sotto dei valori dello scorso anno (-1,3%). Va male invece la voce dei macchinari sia rispetto allo scorso anno (-29,1%) che rispetto al 2019 (-7,3%).

Ci si muove nell’incertezza – conclude Pozza -. È importante che le imprese si attrezzino per navigare in questa incertezza, adottando i più moderni strumenti di gestione strategica, tattica e predittiva. In tale direzione va il nuovo bando camerale che mette a disposizione delle imprese 1 milione di euro proprio per sostenere le imprese provinciali nella doppia transizione digitale e green.

Il quadro nazionale

L’Istat ha diffuso i dati dell’interscambio commerciale nazionale, regionale e provinciale dei primi tre mesi dell’anno 2024.

La debolezza della domanda internazionale, evidenziata da diversi trimestri anche dalle varie survey sul manifatturiero, condiziona inevitabilmente l’export italiano che riporta una flessione del -2,8% in valori rispetto allo stesso periodo del 2023. È ormai dal secondo trimestre dello scorso anno che l’export registra una variazione tendenziale trimestrale con segno negativo. L’ultimo aumento risale al primo trimestre 2023 quando cresceva del +9,7%. Nel cambio di segno e nella diversa intensità delle variazioni entra in gioco anche il passaggio da una fase inflazionistica ad una fase opposta, di calo dei prezzi.

Il quadro nazionale fa media di dinamiche territoriali piuttosto eterogenee, amplificate dal breve periodo oggetto di osservazione: c’è una performance molto negativa del Centro Italia, in particolare delle Marche (-55,5%), condizionata dalla contrazione dell’export di prodotti farmaceutici verso la Cina (-90,2%), ed effetto del confronto con il primo trimestre 2023, quando si registrarono vendite eccezionali di questi prodotti verso tale paese. Questo calo, come commenta l’Istat, contribuisce per 2,8 punti percentuali alla flessione dell’export nazionale. All’opposto, il Friuli-Venezia Giulia ha una performance positiva (+9,1%) grazie alla nautica, l’export dell’Abruzzo è sostenuto dall’automotive, quello della Calabria (+26,9%) è sostenuto dai prodotti alimentari e chimici.

Al di fuori di queste e poche altre situazioni singolari, il dato più rilevante riguarda le tre regioni (Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) che realizzano oltre la metà dell’export nazionale e che, per il trimestre in esame, sono purtroppo accomunate da una flessione delle vendite all’estero rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: nell’ordine, Emilia-Romagna (-3,0%), Lombardia (-3,4%), Veneto (-5,1%). Peraltro, l’ulteriore dato trasversale alle tre regioni è il calo delle vendite di macchinari industriali.

La frenata della domanda internazionale si percepisce chiara anche dal lato delle importazioni: nel periodo gennaio-marzo 2024 le importazioni nazionali risultano in calo del -10,1% su base tendenziale annua, quando nel primo trimestre 2023 crescevano del +2,2%. 

Il quadro regionale

Come appena detto, nel primo trimestre 2024 l’export Veneto registra una variazione negativa del -5,1% in valori, che però diventa del -1,4% in quantità. Si consideri che un anno fa, nel primo trimestre 2023, la variazione su base annua delle quantità esportate era del -6,7% (gli ordini esteri erano già fortemente in calo in quel periodo) a fronte però di una crescita in valori che si manteneva al +8,5%.

Questi dati fanno ben capire come l’attuale dinamica dell’export risulti ancora condizionata dalla concatenazione di shock recenti:  debolezza della domanda internazionale che segue una situazione di effervescenza post pandemia, listini dei prezzi sulle montagne russe  (ieri al rialzo per trasferire a valle i maggiori costi degli input, oggi in fase di normalizzazione), minore potere d’acquisto dei consumatori per effetto dell’inflazione stessa e, non ultimo, termini di confronto essi stessi anomali sul piano statistico. Tant’è che se, di brutto, confrontiamo l’attuale valore export del Veneto (19,9 miliardi di euro) con quello del primo trimestre 2019 (“anno di grazia” lontano dai vari shock), notiamo un incremento del +25,8% (certo, in valori correnti).

Queste tare non vanno lette in termini consolatori. Alcuni settori presentano andamenti negativi sia in termini di valori che in termini di quantità. È il caso dei macchinari, prima voce export per il Veneto che, rispetto al primo trimestre 2023, scende con la stessa intensità sia in valori (-5,3%) che in quantità (-7,6%). Lo scorso anno l’aumento su base annua era stato del +18,8% in valori a fronte di una stabilità delle vendite in quantità.

Stesso segno ma intensità differente si osserva anche per la dinamica dei mezzi di trasporto e componentistica, comparto che a livello regionale comprende soprattutto la filiera dell’automotive ma anche la cantieristica navale. Per questo comparto le esportazioni sono in calo del -12,8% in valori (contro il +9,8% dello scorso anno) e del -5,3% in quantità (contro il -1,8% dell’anno precedente).

Una riduzione delle vendite in valori ed in quantità si osserva anche per il sistema moda, sebbene con una differente decelerazione fra le due componenti: l’export veneto di abbigliamento e calzature scende complessivamente del -9,1% in valori e del -2,7% in quantità. Lo scorso anno potevano ancora permettersi di crescere in valori (+5,3%) a fronte di un andamento negativo delle quantità esportate (-8,8%).

Analoga asimmetria nelle dinamiche tra valori e quantità si evidenzia per i prodotti metallurgici e per la carpenteria metallica: l’export cala in valori del -14,8% a fronte di un -3,7% in quantità.

Bilancio positivo, invece, per i prodotti alimentari e bevande: queste ultime crescono del +6,3% in valori nella prima porzione dell’anno 2024. Per gli alimentari, dopo che lo scorso anno la crescita dell’export è stata sostenuta dai prezzi (+20,8%), nel trimestre in esame si evidenzia una sostanziale tenuta dei valori (+1,3%).  Per il comparto nel suo complesso sono in crescita anche le quantità (+2,2%)

In tenuta anche l’export per l’occhialeria, seconda voce dell’export regionale, per la quale nel trimestre in esame il valore delle vendite registra un lieve aumento su base tendenziale (+1,5%, contro il +13,4% dello scorso anno).

Guardando ai mercati, a condizionare il valore delle esportazioni venete è in particolare la flessione delle vendite verso il mercato tedesco (-11,3%), cui si aggiungono per l’area Ue 27, in particolare, la Francia (-3,7%) e la Spagna (-3,1%). In calo anche l’export verso l’area extra-Ue27, verso cui pesano le flessioni del mercato statunitense (-6,6%) e britannico (-5,0%).

Tenendo sempre presente il periodo limitato (primi tre mesi dell’anno) che tende ad amplificare i risultati, il rientro della spinta inflattiva e la “normalizzazione dei prezzi” sono ancor più apprezzabili sul fronte delle importazioni. Nel primo trimestre 2024 gli acquisti regionali dall’estero scendono su base annua del -11,6% in valori (lo scorso anno la variazione era di poco superiore alla stabilità), dall’altro lato l’import in quantità aumenta del +2,8% (contro il -1,8% dell’anno precedente). Su questa dinamica influiscono in particolare le politiche di acquisto degli energetici, ricompresi nella voce “prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere” per le quali il valore degli acquisti passa da 1,5 miliardi del primo trimestre 2023 a quasi 760 milioni del trimestre in esame.

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